Le attività della
Fondazione in programmazione per l'anno 2011
Di seguito il dettaglio delle attività in programmazione
per l'anno 2011, in base ad alcune proposte ricevute e discusse
in sede di Consiglio di Amministrazione:
- Storie e Memoria del Tarantismo (proposta dell'Università
di Ginevra);
- Giornata di studio per i 50 anni della pubblicazione di 'La
terra del rimorso' di Ernesto De Martino;
- Sud e nazione nell'Ottocento. Percorsi demologici e musicologici
per l'Italia Unita (progetto presentato al Comitato dei Garanti
per il 150 anniversario dell'Unità d'Italia);
Storie e memoria del tarantismo
01. Premessa
Nella tradizione storico-antropologica e nella cultura popolare,
il tarantismo è un curioso fenomeno - una sindrome, se
si vuole - provocato dal morso della tarantola, un ragno identificato
con la Lycosa tarentula. Esso è caratterizzato da una serie
composita e diversificata di manifestazioni che insorgono nella
persona morsicata: sudorazioni, palpitazioni, dolori addominali,
stato di catalessi, frenesia. Questo fenomeno, concordemente identificato
come un male tipico della Puglia meridionale, si manifestava soprattutto
in coincidenza con il periodo della mietitura. La musica e la
danza erano considerati come i principali strumenti della terapia
del tarantismo che consisteva in un vero e proprio esorcismo musicale
e coreutico.
Gli studi fondamentali di Ernesto De Martino hanno mostrato che,
salvo alcuni casi in cui i tarantati erano realmente stati morsi
dalla tarantola, spesso il presunto morso e le manifestazioni
spesso drammatiche e drammatizzate del tarantismo celavano traumi,
frustrazioni, conflitti e vicende personali e collettive di un
universo culturale caratteristico del meridione rurale.
02. Il progetto
Il progetto di ricerca, proposto dall’Università
di Ginevra (referente il prof. Andrea Carlino) intende sviluppare
si pone come obiettivo di colmare alcune lacune nella conoscenza
di questo fenomeno ed è articolato in due parti, intrinsecamente
connesse:
1. La circolazione dell’informazione e le discussioni intorno
al fenomeno del tarantismo nella cultura europea tra XIV e XIX
secolo. La circolazione delle informazioni è, infatti,
straordinariamente vasta e tocca i punti chiave del dibattito
medico, scientifico e generalmente colto dell’Europa medievale
e moderna, come è stato rilevato da alcuni studi effettuati
limitatamente al XVIII secolo. Altri lavori preliminari su un
arco cronologico più largo hanno peraltro fornito materiale
e informazioni relativamente alla Spagna, l’Inghilterra,
la Francia e la Scandinavia.
La ricerca intende fornire un panorama esaustivo di tale circolazione,
innanzitutto preparando una lista completa dei luoghi, delle istituzioni
e degli attori coinvolti in questo dibattito nell’arco di
più secoli. La ricerca comporta lo studio del materiale
edito e inedito (manoscritti e corrispondenze) disperso in numerose
biblioteche in Italia e in Europa. Nella ricerca non ci si limiterà
a raccogliere, analizzare e dar conto del materiale di carattere
medico-scientifico, ma sarà oggetto di studio anche quello
di carattere religioso, demonologico, divulgativo, letterario,
aneddotico, cronachistico ed etnografico relativo al fenomeno
del tarantismo. Uno degli obiettivi della ricerca è la
ricostruzione delle catene di riferimenti, citazioni e narrazioni
che costituiscono lo scheletro delle storie e della memoria (anche
contemporanea) del tarantismo. Ciò consentirà di
ritessere la fitta rete dell’informazione colta e divulgativa
su un fenomeno locale nel panorama continentale. Benché
si tratti di un fenomeno che si presume caratteristico di una
zona remota del continente europeo (il Salento), infatti, esso
desta interessi e dibattiti di portata e rilevanza internazionale
che si innestano e si intrecciano con le discussioni più
generali di storia della scienza e della medicina nell’arco
cronologico indicato.
2. La mappatura – la più esaustiva possibile - dei
casi e degli episodi riconducibili (sul piano medico, morfologico,
sociologico) al tarantismo in altre zone del territorio italiano,
europeo e mediterraneo. La raccolta di informazioni rispetto a
questo aspetto è soltanto iniziata per qualche altra regione
dell’Italia meridionale (per esempio la Basilicata), insulare
(Sardegna) e per la Spagna. Questi primi sondaggi lasciano pensare
che episodi riferibili al tarantismo possono essere individuati
altrove e che un panorama più complesso del fenomeno possa
aprire ad altre letture di carattere storico e etnologico. La
domanda di fondo di questa sezione della ricerca è : qual’è
il rapporto tra la diffusione del dibattito medico-scientifico
sul tarantismo in età moderna e l’insorgenza di episodi
di tarantismo o di testimonianze ad esso relativo in aree culturali
e geografiche diverse da quelle in cui è stato inizialmente
osservato e studiato ' Quali sono i rapporti tra la cultura locale,
ancorata al territorio, alle usanze, ai contesti socio-economici,
alle credenze proprie del Salento e la più ampia cultura
europea (popolare e dotta) ' E ancora – riprendendo alcuni
spunti di De Martino – quali sono le radici comuni (culturali,
rituali, sociali, o addirittura biologiche) di fenomeni simili,
ma distanti nel tempo e nello spazio'
Uno degli obiettivi del progetto rimane quello, più generale,
di sradicare dal localismo l’approccio storico-culturale
al fenomeno del tarantismo. Come già avevano fatto Ernesto
De Martino e Diego Carpitella nei loro lavori, l’approccio
– benché fondamentalmente storico – rimane
e deve rimanere di carattere interdisciplinare. Tuttavia, proprio
un approccio storico minuzioso e accurato può dar conto
del valore e del significato della straordinaria proliferazione
di testi e testimonianze negli ambiti disciplinari e generici
più disparati e in diverse aree geografiche e culturali
nel corso dell’intera età moderna e, al contempo,
fornire elementi per valutare quanto e come tale circolazione
ha modellato la memoria del tarantismo. Per altro, la ricerca
auspica mostrare con chiarezza la rilevanza europea di un fenomeno
che è al tempo stesso una curiosità folklorica,
un problema medico-scientifico e una manifestazione culturale.
Le questioni che esso poneva (la cura con la musica, la ritualità
degli episodi di tarantismo, la ritualità terapeutica,
la ricorrenza stagionale, gli esorcismi) su questi diversi piani
ne hanno fatto un fenomeno che ha destato tanto l’attenzione
di personaggi chiave nella storia della cultura occidentale (Athanasius
Kircher, Giorgio Baglivi, per es.), quanto di scienziati, umanisti
e medici meno noti, talvolta oscuri e sconosciuti, che ne hanno
comunque alimentato la circolazione e ampliato lo spettro delle
analisi e delle interpretazioni.
.
Sud e nazione. Folklore e tradizione musicale
nel Mezzogiorno d’Italia
Venerdì 14 e sabato 15 ottobre, il Castello
de’ Monti di Corigliano d’Otranto ospita il convengo
di studi dal titolo “Sud e Nazione. Folklore e tradizione
musicale nel Mezzogiorno d’Italia”. Il progetto,
ideato e promosso dalla Fondazione La Notte della Taranta, è
approvato e cofinanziato dal Comitato per i 150 anni dell’Unità
d’Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri; sono
enti patrocinatori l’Università del Salento, il Dipartimento
di Scienze sociali e della comunicazione, il Conservatorio di
Musica di Lecce e l’Accademia di Belle arti di Lecce.
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PROGRAMMA
IL PROGETTO
Il progetto si articola in una serie di iniziative che si propongono
di considerare gli studi sul folklore e sulla tradizione musicale
della banda in ambito meridionale nel XIX secolo e l’apporto
che da essi deriva al progetto unitario, soprattutto dopo che
l’unità politica del Paese è stata raggiunta.
L’Italia meridionale, conquistata militarmente dallo stato
sabaudo, partecipa attivamente al dibattito e fornisce un contributo
fondamentale alla definizione delle questioni poste dal nuovo
assetto politico e all’affermazione dell’idea di nazione
che esso richiede.
Il convegno ha lo scopo sia di accendere la riflessione sul contributo
fornito dagli intellettuali del tempo sia di considerare la risposta
in termini musicali proveniente da più larghe fasce sociali,
per valutare l’articolarsi delle posizioni prodottesi negli
ambiti locali sui temi e le problematiche legate all’unità
(temi, peraltro, che ritornano ancor oggi attuali).
Relatori del convegno sono docenti universitari e del Conservatorio,
studiosi esperti di demologia e antropologia dell’Italia,
di musicologia e di storia della musica.
Quattro le sessioni previste per le due giornate: Percorsi dell’antropologia,
Contesti Locali, Musica e sentimento di patria nel Risorgimento,
A Cinquant’anni da” La terra del rimorso”: de
Martino, la sua formazione, la sua etnografia.
A conclusione di ciascuna delle due giornate di studio si terranno
due eventi collaterali che saranno interpreti dei messaggi, delle
atmosfere e delle suggestioni della stagione pre e post unitaria:
un concerto bandistico e uno spettacolo di musica e poesia dialettale.
I due allestimenti ripercorreranno le tappe compiute dalla “musica
della patria” nelle tante piazze del Sud, attraverso i concerti
bandistici che per decenni hanno dato vita e corroborato il sentimento
di appartenenza all’Italia.
IL CONVEGNO
Non è agevole riconoscere l’Italia dei comuni, dei
feudi, delle piccole patrie negli ideali unitari del Risorgimento
e nel processo di unificazione, per la molteplicità e varietà
di pratiche, linguaggi, consuetudini che caratterizzavano i luoghi
delle penisola; il paese si presentava poco conosciuto a se stesso
e gli stessi intellettuali (storici, giuristi, medici, aristocratici),
che costituivano quel “popolo” maggiormente consapevole
dei destini nazionali, spesso non rinunciavano a rivendicare primati
locali e regionali in vari campi della cultura.
Nel XIX secolo gli studi sul folklore si moltiplicano con fervore
nel sud Italia così come nel resto della penisola (e in
tutta Europa). Essi si muovono nella diffusa ambizione di fornire,
da un lato, elementi di reciproca conoscenza di quegli angoli
di mondo più o meno distanti e a lungo separati (politicamente,
geograficamente, storicamente), dall’altro tracce e percorsi
di penetrazione nel passato alla ricerca dei fondamenti comuni
della nazione.
Contestualmente, la larga diffusione del concerto bandistico,
ad opera delle numerose istituzioni musicali che nascono nella
seconda metà del XIX secolo, contribuisce in maniera determinante
all’affermazione dell’idea di nazione, attraverso
un repertorio di inni, marce e brani del melodramma tradizionalmente
legati al sentimento di patria. Il melodramma italiano, infatti,
è interprete della causa del Risorgimento e ne rappresenta
l’anima musicale, soprattutto con il clamoroso imporsi del
teatro verdiano. I valori melodici di Giuseppe Verdi vengono percepiti
come “puramente italiani” dal pubblico e già
prima del 1861 il tema patriottico aveva già fatto molta
presa con il Nabucco (1842) e con le opere della cosiddetta trilogia:
Rigoletto (Venezia, 1851), Traviata (Roma, 1853) e Trovatore (Roma,
1853).
Si può quindi affermare che nel Mezzogiorno, così
come nel resto dell’Italia e in gran parte d’Europa,
la cultura popolare, nei suoi diversi aspetti, fornisce materia
e argomenti alle prospettive unitarie e diviene veicolo per la
diffusione e l’acquisizione del sentimento di appartenenza
a una “comunità immaginata”, ossia la nuova
nazione.
Alla tradizione bandistica si deve il merito, inoltre, di aver
diffuso il belcanto italiano e di aver trasformato uno spettacolo,
nato per il pubblico del teatro, in un gran concerto di piazza,
rivolto a un pubblico che non frequenta i teatri ed è in
gran parte illetterato; ad essa va riconosciuto il merito della
alfabetizzazione musicale generalizzata di ascoltatori e musicisti
appartenenti ai ceti più poveri: i bandisti sono falegnami,
fabbri, contadini, manovali, e normalmente non comunicano in lingua
italiana, eppure spesso riescono a leggere uno spartito molto
meglio di un testo scritto. Progressivamente, inoltre, la banda
si fa interprete ed espressione dell’idea di Stato: vengono
istituite la Banda dei Carabinieri e la Banda della Guardia di
Finanza. In particolare, la tradizione bandistica pugliese ricorda
alcune grosse istituzioni, come la storica banda di Lecce, istituita
nel 1846 e la banda di Squinzano, attiva sin dal 1876.
LO STUDIO SU DE MARTINO
Il nuovo secolo e il primo cinquantesimo anniversario del Paese
svelano un’Italia per molti versi sconosciuta a se stessa,
estremamente ricca di pratiche, consuetudini, credenze, abiti,
danze, musiche, dialetti difficili da conciliare in un modello
unitario se non nelle forme del pittoresco dopolavoristico; contestualmente,
l’etnologia si ancora sul versante coloniale e razzista.
In questo clima matura la formazione del maggior etnologo italiano,
Ernesto de Martino, che sfocerà nel liberalismo crociano
prima e successivamente nella scoperta delle colonie interne alla
Repubblica appena nata (le Indie di quaggiù) e quindi nella
consegna ad essa di una parte di mondo emarginato, subalterno,
trascurato dalla società borghese, urbanizzata, padrona
della storia. Siamo negli anni del secondo dopoguerra, è
appena uscito Cristo si è fermato a Eboli di Levi, vengono
pubblicati gli scritti di Gramsci, studiosi stranieri vengono
a studiare la società meridionale, la tecnologia consente
finalmente la registrazione sonora, nasce nel 1948 il Centro Nazionale
Studi di Musica Popolare, il cinema accompagna la fotografia nel
registrare porzioni del “mondo degli stracci”, secondo
l’espressione di Zavattini.
La terra del rimorso, lo studio forse più noto
dell’etnologo napoletano, viene pubblicato nel 1961, anno del
centenario dell’Unità d’Italia. La recente pubblicazione di materiali
inediti conservati nell’Archivio de Martino relativi alla spedizione
pugliese del ’59 (a cura di A. Signorelli e V. Panza), di altri
riguardanti una ricerca sui braccianti lucani (a cura di C. Gallini)
della biografia realizzata da G. Charuty, oltre alle numerose
pubblicazioni che si susseguono sul fenomeno del tarantismo, la rilettura e il riuso di esso, forniscono ampia materia alla riflessione e alla discussione.
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