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ilDecennale


RACCONTARE LA NOTTE DELLA TARANTA di Sergio Blasi

Raccontare la Notte della Taranta. Raccontare dieci edizioni di una manifestazione che ha segnato in profondità il Salento ed il suo edificio culturale è cosa non semplice in sé ed espone a molti rischi proprio perché molto ha fatto discutere e molto ha appassionato ed appassiona. In questo libro proviamo a tracciare un breve resoconto e quindi a dare conto di ciò che la Notte della Taranta ha rappresentato e rappresenta per il Salento e per la Puglia. Dal nostro punto di vista e da quello di chi l’ha vissuta sotto varie vesti e con diverse responsabilità. Dal giornalista allo studioso, dai maestri concertatori ai vari musicisti che l’hanno attraversata e frequentata. Un gruppo di giovani amministratori della Grecia Salentina, a metà degli anni novanta si è ritrovato per una coincidenza fortunata ad avere responsabilità di governo ognuno nella propria comunità. Abbiamo avvertito subito il privilegio di poter decidere e quindi fare delle scelte in grado di condizionare il corso degli eventi che davanti a noi si aprivano. Avevamo ragionato sempre ognuno chiuso nel suo campanile e la prima scelta che ci siamo trovati a fare consapevolmente è stata quella di superarli, di provare ad abbatterli e di ragionare come “area”, come territorio che ripartiva da sé, dalla sua identità più antica, da un idioma comune ormai in disuso e destinato al declino ed all’oblio. Una Grecia Salentina che si pone il problema di come vincere la sfida con la modernità non provando a rincorrere un Nord che non potevamo mai essere, ma guardandosi intorno e scoprendo che quel muro di Berlino che cadeva sotto la porta di Brandeburgo stava profondamente cambiando, per paradosso, più noi che la Germania. Vincere la sfida con la modernità senza perdere lo spirito comunitario, vincere la sfida con la modernità ripartendo dalla principale ricchezza che determina l’aspetto e il carattere di una comunità e di un territorio: la relazione profonda tra i luoghi ed i suoi abitanti. La società che si riapriva, posizionava le sue rotte principali non più nel Nord Europa, ma qui nel Mediterraneo dove noi per lunghissimo tempo siamo stati finibus terrae, periferia di un continente, riserva di braccia che hanno prima attraversato gli oceani e poi percorso risalendola la penisola dalle miniere della Francia e del Belgio alle grandi fabbriche del Nord Europa e poi del Nord Italia. Ora, per vicende che la storia aveva disegnato e ricamato, il Salento non era più come scriveva di noi Quasimodo “…terra spaccata dal sole e dalla solitudine” ma tornava ad essere straordinario crocevia di popoli, di razze, di fedi, di culture che qui approdavano, scappando da guerre, fame e costrizioni per cercare “l’Ammerica” (come noi un tempo l’avevamo cercata) che li liberasse dal bisogno e gli permettesse uno scatto all’inpiedi di dignità. Ci siamo sentiti ad un tratto in grado di poter decidere il nostro futuro e il nostro sviluppo. Questa terra aveva a lungo reclamato uno sviluppo che si era fermato altrove, come territorio avevamo segnalato alle classi dirigenti di allora che eravamo stati tagliati fuori da uno sviluppo industriale che con l’Italsider si era fermato a Taranto e con il Petrolchimico a Brindisi. Ma nella nostra idea di sviluppo proprio quella presunta marginalità diventava la nostra ricchezza. Non volevamo partecipare ad un’idea di sviluppo che non solo che non ci apparteneva, ma che di sé ci offriva solo gli scarti. E allora la cultura, lo straordinario patrimonio storico ed architettonico, un paesaggio e un ambiente ancora incontaminato, un patrimonio di tradizione sul quale puntare per vincere la sfida. La sfida della crescita, del progresso che innanzitutto partisse dal nostro desiderio di contare e che facesse di quella storia, di quella tradizione un pilastro fondamentale del nostro progetto di crescita. È in questo contesto che nasce l’Istituto Diego Carpitella prima e la Notte della Taranta poi. La tradizione non come un’ingessatura, come una palla al piede, ma “sapere del popolo”, parte della cultura ed in grado di fornirci importanti informazioni sull’evoluzione della storia degli uomini e dei luoghi da essi abitati. Un fenomenale bagaglio mentre disegnavamo lo sviluppo di questo territorio. Lo straordinario patrimonio musicale ci è sembrato allora un’opportunità forte in grado di esprimere al meglio la metafora del tempo che questo territorio e questa parte dell’Italia stava vivendo, terra d’incontro, di dialogo, di scambio. È proprio il dialogo, il confronto tra la nostra musica di tradizione e i linguaggi della musica contemporanea potevano permettere alla tradizione di essere viva e vitale e quante più interpretazioni riusciva ad avere tanto più essa parlava ad un sempre maggiore numero di uomini. Utilizzare, quindi, il nostro patrimonio musicale, il repertorio di canzoni e canti, diventava uno straordinario atto di protagonismo per sfuggire con il canto, che non è solo sinonimo di canzone ma che è anche luogo marginale, rifugio laterale (farsi da canto), alla periferia della storia. Abbiamo poggiato le nostre speranze di crescere su un bene intangibile, immateriale, una festa che di anno in anno seguiva e modificava questo territorio. Lo proiettava agli occhi di un’opinione pubblica sempre più vasta, lo faceva conoscere all’Italia e si cimentava nel suo sacro pellegrinare con piazze forestiere. Da Roma a Firenze, da Bologna a Venezia, sino in Cina, Giordania e Germania. Un ricostituente, un farmaco che di fronte alle ansie, alle crisi e alla solitudine del cittadino globale era in grado con il suo ritmo, con i suoi canti d’amore e di fatica non solo di legare le generazioni ma di lanciare messaggi ed attenderne altri, in qualche modo di farsi carico di un bisogno universale di amicizia e di conoscenza. La Notte della Taranta, in questi dieci anni, ha segnato profondamente questo territorio, ha prodotto ricchezza richiamando qui uomini e donne che hanno scelto il Salento per rifocillarsi dalle fatiche di un anno. Nel terzo millennio gli uomini non saranno più in grado, come è accaduto per l’antichità, di costruire nuove cattedrali, nuovi straordinari monumenti, mattone su mattone, le “cattedrali” del nuovo millennio saranno proprio questo straordinario patrimonio di tradizioni che è corso di bocca in bocca, di generazione in generazione, che va tutelato per essere vissuto e offerto, come accade con i grandi monumenti dell’antichità, agli occhi ed al piacere di chi vuole godere dei suoi benefici. È chiaro dunque che la Notte della Taranta è una grande festa di suoni e di genti che niente ha a che fare con il rito del tarantismo, la sua fenomenologia e tutto ciò che nelle campagne salentine e intorno alla cappella di San Paolo a Galatina per lunghissimo tempo si è consumato. La Notte della Taranta è festa popolare, la cui straordinarietà sta soprattutto nella consapevolezza che quella piazza che assiste alle varie tappe del festival e del Concertone finale ha di ciò che accade sul palco. Piazza attiva, che è padrona e proprietaria di quello straordinario patrimonio, ricchezza collettiva e mai bottino privato. Oggi, dopo dieci anni avvertiamo il dovere di andare oltre, di strutturare fortemente non solo i luoghi dello spettacolo ma quelli della ricerca, dello studio, dello scambio, di entrare in relazione con altre feste popolari che in Europa e nel mondo si rappresentano. Ecco perché la decima edizione sarà segnata dall’incontro con i direttori artistici di altri folk festival provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra, dalla Norvegia, il Marocco e l’Italia che insieme a noi discuteranno di esempi di politiche culturali per lo sviluppo del territorio. E poi la Fondazione “Notte della Taranta” per strutturare e rendere permanente la discussione e il dibattito, le produzioni culturali partendo dalla ricerca e dall’approfondimento. Per dare un luogo fisico, concreto, dove conservare e catalogare per rendere fruibili i tanti materiali frutto di indagini pubbliche e collettive come di appassionati campi di ricerca privati da mettere a disposizione di studiosi e di giovani investigatori. Ora, dopo dieci anni, possiamo dirlo con serenità, abbiamo saputo scovare di edizione in edizione, dentro le nostre scelte, il coraggio del rischio. Ci saremmo potuti adagiare su un effimero e momentaneo successo, che è salito forte soprattutto nelle ultime edizioni cullandoci del privilegio di collaborazioni con straordinari musicisti che hanno in questi anni fatto omaggio alla dignità e alla forza della nostra musica di tradizione. Ma è proprio in questa capacità di non essere bersaglio fisso, di sfuggire ai rischi di posizionarsi su comodi e consolanti risultati che la Notte della Taranta potrà continuare ad esserci e a vivere. Mai avremmo pensato dieci anni fa di essere protagonisti di un corto circuito così positivo per questa terra. Ma abbiamo imparato da ragazzi a leggere Bodini ed a praticare il suo bandire la marginalità e abbiamo provato a guardare in faccia quella luna a cui lui spesso parlava “ma tu, luna le incognite finestre illumini del Nord mentre noi parliamo, nel fondo di quest’esule provincia ove di te solo la nuca appare”. Provare a trovare il riscatto guardandola in faccia quella luna. Buona sorte, piccolo Salento.

Introduzione al Libro "LA NOTTE DELLA TARANTA 1998-2007" (breve storia per testi ed immagini dei dieci anni che hanno 'rivoluzionato' la musica popolare salentina)



DAL 1998 AD OGGI: DIECI ANNI DI NOTTE DELLA TARANTA

La Notte della Taranta è il più grande festival musicale dedicato al recupero della pizzica salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali che vanno dalla world music al rock, dal jazz alla sinfonica.
Nato nel 1998 su iniziativa dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e dell'Istituto Diego Carpitella, in questi anni il festival è cresciuto di dimensioni e prestigio culturale grazie all'intervento della Provincia di Lecce - che dal 2001 è entrata a far parte degli enti che promuovono e organizzano La Notte della Taranta - e della Regione Puglia dall'edizione 2005.


IL CONTENUTO

La "pizzica" è la musica che scandiva l'antico rituale di cura dal morso immaginario della tarantola, il pericoloso ragno velenoso. La tradizione vuole che per liberare la vittima, di solito una donna, si suonassero incessantemente i tamburelli a ritmo vorticoso finché non veniva sciolta dall'incantesimo. Al suono dei tamburelli si accompagnava un ballo ossessivo e ripetitivo, che contribuiva ad esaurire il veleno. Altre varianti della pizzica tarantata sono il ballo del corteggiamento tra uomo e donna e la "danza dei coltelli" anche detta "pizzica a scherma".
L'ossessione del ritmo nella musica e nella danza sopravvivono ancora oggi e ne sono interpreti alcuni tra i migliori musicisti salentini che, riuniti nell’Ensemble La Notte della Taranta, incontrano i più importanti nomi della musica internazionale, diretti dai maestri concertatori che negli anni sono stati: Daniele Sepe (prima edizione 1998), Piero Milesi (maestro concertatore per due edizioni del festival, nel '99 e nel 2001), Joe Zawinul (2000), Vittorio Cosma (2002), Stewart Copeland (2003), Ambrogio Sparagna (2004, 2005 e 2006).
Con la concertazione di Ambrogio Sparagna dal 2004 è nata l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, che ha assorbito al suo interno l’Ensemble arricchendosi di tutte le sezioni di strumenti tipiche di una orchestra. Nel 2007 è il musicista Mauro Pagani a prendere le redini dell’Orchestra della Notte della Taranta e a curare la direzione artistica dell’imminente Concertone conclusiva dell’edizione 2007.



LA FORMULA

Ogni anno il festival presenta una parte itinerante nei Comuni della Grecìa Salentina (Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Sternatia, Soleto, Zollino) più i comuni di Cursi, Galatina ed Alessano, durante i quali si esibiscono i più importanti gruppi del panorama tradizionale salentino e della scena world internazionale. Nel 2007 una tappa del festival toccherà anche i Comuni di Andranno e Otranto. A chiudere il festival è poi il "concertone finale", la "notte" che dà il nome all'intero evento, e che è il frutto di una produzione originale con un maestro concertatore chiamato a rileggere il repertorio della tradizione salentina e a produrre un progetto originale, diverso di anno in anno. Questa logica ha dato vita ad inediti dialoghi come quello fra la tradizione popolare e la musica colta attraverso l'incontro dell'Ensemble La Notte della Taranta con l'Orchestra Sinfonica della Provincia di Lecce (nell'edizione 2001 diretta da Piero Milesi), quello fra la cantante israeliana Noa e la lingua grika nell'edizione 2002 o ancora quello fra le sonorità rock dell'ex Police Stewart Copeland, batterista, e i ritmi percussivi della taranta. Emozioni straordinarie che sono continuate con le successive edizioni del Festival di cui proponiamo, di seguito, un piccolo sunto.


leEdizioni

EDIZIONE 1998

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 1998

la prima edizione della Notte della Taranta prevedeva una formula che, nella stessa serata, da singoli concerti tenuti contemporaneamente nei paesi della Grecìa Salentina e di Alessano, riversavano i loro musicisti nel Concertone conclusivo di Melpignano, allora ospitato nella cinquecentesca piazza S. Giorgio, proponeva il primo dei concerti conclusivi della Notte della Taranta. Con la direzione artistica del maestro concertatore napoletano Daniele Sepe si palesava uno spettacolo musicale che nella veracità degli interpreti locali e della musicalità popolare salentina, dava un primo assaggio di quello che negli anni successivi sarebbe stata la formula vincente del festival. La direzione artistica della prima edizione del Festival era in mano a Maurizio Agamennone e Gianfranco Salvatore.


EDIZIONE 1999

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 1999

Si apre l’esperienza di Piero Milesi come maestro concertatore della Notte della Taranta. Compositore ed interprete, l’esperienza di Milesi affianco a cantautori come Fabrizio De Andrè porta una sensibilità musicale che eleva la qualità del giovane Festival grazie anche all’impegno di uno dei maggiori violinisti italiani, Maurizio Dehò (violinista di Moni Ovadia). Cresce e balza subito agli occhi l’energia ed il calore dei musicisti salentini. Viene confermata la formula dei concerti in contemporanea nei diversi comuni della Grecìa Salentina in prima serata e la conclusione a Melpignano, in seconda serata con il concertone. Direzione artistica del Festival sempre affidata a Maurizio Agamennone Gianfranco Salvatore.


EDIZIONE 2000

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2000

Con l’edizione del 2000 migliora la formula del Festival che coinvolge in serate diverse, dal 7 al 22 agosto, tutti i comuni della Grecìa Salentina; una formula che pone le basi di un legame più forte con il territorio, e si propone ad un pubblico più vasto, quello dei turisti che iniziano a popolare, in maniera crescente, il Salento. Il Concerto finale di Melpignano offre un progetto speciale voluto da Joe Zawinul, maestro concertatore del festival, pianista, tastierista, organista e compositore americano, collaboratore di artisti del calibro di Miles Davis, e fondatore del gruppo Weather Report.


EDIZIONE 2001

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2001

Dal 6 al 18 agosto con le tappe a tema in ognuno dei Comuni della Grecìa salentina e con il concertone finale affidato ancora a Piero Milesi, in veste concertatore, torna la Notte della Taranta.
Sul palco della serata conclusiva gli Occitanica salentina, Dj Sky, seguiti dall’Orchestra Tito Schipa e dall’Ensemble Notte della Taranta.


EDIZIONE 2002

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2002

Con la direzione artistica di Piero Milesi, maestro concertatore dell’edizione 2002 del festival è Vittorio Cosma, compositore, produttore ed arrangiatore, ex PFM, lavora con artisti quali Finardi, ruggeri, Mannoia, Pino Daniele.
Il Festival, dal 6 al 17 agosto, rafforza il legame dell’identità musicale salentina con le esperienze esterne, grazie al succedersi sul palco, durante i vari concerti itineranti di ospiti quali franco Pavan, Constance Frei, Nour Eddine, SpaccaNapoli, Gilson Batista de

Silvera, Manu Thèron, Xvacu Amieva, ecc. Ma è il concertone finale a regalare le prime grandi ed indimenticabili emozioni della storia del Festival. Con il Progetto Ifonissu di Anna Dimitri, Roberto Gemma, Giuliana De Donno, Franco Nuzzo, Aldo Gemma, con l’ENSEMBLE NOTTE DELLA TARANTA e soprattutto di NOA, Zohar Fresco, Gil Dor, Solis string Quartet, Luigi De Mario, Vincenzo Di Donna, Gerardo Morrone, Antonio Di Francia, Andrea Parodi. Infine Mascarimirì, Manu Thèron, Xvacu Amieva e Dj Bellezza. Il festival cresce ed è un piacere esserne avvoti e coinvolti.

EDIZIONE 2003

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2003

Proprio questa edizione, sotto la direzione artistica di Vittorio Cosma e Sergio Torsello, ha consacrato il successo del festival con un concertone che ha visto sul palco oltre 30 musicisti riuniti per un evento senza paragoni: l'Ensemble "La Notte della Taranta" con ospiti Giancarlo Parisi e Ares Tavolazzi, Vittorio Cosma e Stewart Copeland con i percussionisti dell'Ensemble Bash e tre ospiti che hanno interpretato alcuni brani della tradizione, Raiz, Teresa De Sio e i Radiodervish.
Da questo concerto è stato realizzato un cofanetto con il disco (Ponderosa srl) registrato dal vivo la notte del 17 agosto 2003 e un dvd che riporta alcune immagini del concertone, oltre a momenti dal backstage e interviste agli artisti. Il concerto è poi stato ospitato in tour da alcuni dei più importanti festival italiani ed europei nell’estate 2004 e 2005 ed ancora oggi viene richiesto in tutta Europa.


EDIZIONE 2004

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2004 Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2004 Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2004

questa edizione ha segnato invece un momento di discontinuità con il passato. L'orchestrazione di Ambrogio Sparagna, musicista ed etnomusicologo allievo prediletto di Diego Carpitella, ha riportato infatti l'attenzione sulla tradizione, sulla storia e la cultura della terra salentina. Grande novità di questa edizione, l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta, messa insieme da Ambrogio Sparagna con audizioni fatte su tutto il territorio salentino e alle quali hanno risposto oltre 300 musicisti.
L'organico che ne è derivato, circa 60 elementi, è composto da organetti, tamburelli, flauti, viole, violini, chitarre, percussioni, mandole, mandoloncelli, voci e molti altri strumenti tipici della musica tradizionale, organizzati tra loro mediante specifiche sezioni in relazione alle loro tradizionali funzioni.
L'Orchestra è stata quindi il tappeto sonoro di un concerto durato quattro ore e mezza, seguito in piazza da circa 70.000 persone e basato su un ricchissimo repertorio di 35 canti della tradizione.
Anche gli ospiti del concertone (tutti cantanti) sono stati invitati ad interpretare i brani della tradizione secondo questa logica, adattando ai suoi canoni il proprio stile, il proprio sound, la propria formazione. Così sono saliti sul palco della grande notte di Melpignano il 21 agosto, Franco Battiato, che ha interpretato due brani della tradizione (Quannu te lai la faccia la matina e Damme nu riccio), Gianna Nannini, che è stata la voce del canto Fimmine Fimmine e Francesco Di Giacomo, cantante del Banco del Mutuo Soccorso e qui interprete di Su 'rrivatu a San Franciscu


EDIZIONE 2005

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2005 Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2005

ha confermato il ruolo di Ambrogio Sparagna come "maestro concertatore" dell' Orchestra Popolare, ulteriormente ampliata nell’organico con la selezione di oltre settanta elementi e l’aggiunta di nuovi talenti scoperti tra giovanissimi musicisti salentini.
Lo spettacolo, partendo dalle Terre del Salento e da un omaggio alla storia della riproposta del canto popolare italiano, ha ripercorso modi e forme espressive del patrimonio etnomusicale di tutta Italia che, nella pur grande varietà di espressioni regionali, sono comuni alla storia e alla cultura delle tradizioni popolari. In questa grande avventura l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta è stata accompagnata da alcuni preziosi testimoni e compagni di viaggio: da Giovanna Marini, principale protagonista dell'indimenticabile Bella Ciao, a Francesco De Gregori, "principe" dei cantautori italiani; da Piero Pelù, grande personaggio del rock italiano alla straordinaria presenza dell'attrice Sonia Bergamasco. A ricongiungere idealmente il profondo nord con il profondo sud del Paese il cantastorie comasco Davide Van de Sfroos e i salentini Sud Sound System, audaci sperimentatori di linguaggi musicali tra tradizione e innovazione.


EDIZIONE 2006

Il Festival La Notte della Taranta - Edizione 2006

l’ultimo anno di Ambrogio Sparagna nel ruolo di "maestro concertatore" dell' Orchestra Popolare della Notte della Taranta, ha offerto uno spettacolo straordinario con il Concertone conclusivo di Melpignano. Sul palco gli artisti coinvolti si sono succeduti lungo le tre parti della serata: la prima affidata agli anziani cantori dell'area di Corigliano d'Otranto (Giovanni Avantaggiato, Leonardo Serra e Nicola Campa), a quelli della Famiglia Cordella di Copertino e alla Famiglia degli Zimba. La seconda parte con il riuscito incontro fra la tradizione salentina e le sonorità caraibiche dei Buena Vista Social Club che hanno ospitato la mitica voce di Uccio Aloisi, di Claudio Cavallo Giagnotti e dei musicisti che hanno curato in questi giorni gli arrangiamenti musicali del repertorio misto cubano-salentino: il percussionsita Alessandro Monteduro e il sassofonista Raffaele Casarano. La terza e più ampia sezione del concertone ha visto sul palco l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta diretta dal maestro concertatore Ambrogio Sparagna, con Lucio Dalla, Carmen Consoli, Peppe Servillo e Lucilla Galeazzi e Carlos Nunez, in un trascinante concerto che ha sedotto la folla di Melpignano. Complessivamente la serata è durata quasi sette ore: è partita infatti alle 21.00 in punto con la lettura di due testi poetici di Vittorio Bodini da parte dell'attore Pierluigi Mele e si

è conclusa, con le naturali pause fra un momento e l'altro del concertone, solo alle quattro del mattino su una Pizzicarella cantata dalla straordinaria voce della quindicenne Alessia Tondo con il tappeto sonoro dell'Orchestra, pezzo che è stato scelto come bis e come ideale filo rosso che tiene insieme le ultime tre edizioni del concertone orchestrate da Ambrogio Sparagna. La festa si è spostata poi come ogni anno nei vicoli del paese con canti e balli, per spegnersi solo alle luci dell'alba.

iMedia e il Pubblico

Un viaggio lungo dieci anni che decreta una crescente e straordinaria attenzione dei media. La serata del concertone finale viene ormai seguita da tutte le principali testate nazionali fra quotidiani, periodici ed emittenti televisive e radiofoniche, che hanno riprodotto l'eco di un progetto di ampio respiro su scala anche internazionale. Tutti i telegiornali nazionali RAI hanno dedicato e continuano a dedicare al festival un ampio servizio il giorno successivo al concertone.
Oltre 100.000 le presenze di pubblico stimate nel piazzale degli Agostiniani di Melpignano per il solo concertone finale. Altrettante le presenze disseminate su tutto il periodo del festival. I dieci anni decretano una maturità straordinaria che fa del Festival e dei contenuti musicali che propone lo strumento di promozione più importante del Salento e della Grecìa Salentina.


Al decennale è dedicata anche la pubblicazione "La Notte della Taranta 1998-2007 - breve storia per testi ed immagini dei dieci anni che hanno rivoluzionato la musica popolare salentina", curata dal giornalista salentino Dario Quarta.
Leggi la recensione al libro e scopri come acquistarlo nella pagina Produzioni

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