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Regione Puglia Provincia di Lecce La Notte della Taranta Fondazione La Notte della Taranta Unione dei Comuni della Grecìa Salentina Istituto Diego Carpitella Camera di Commercio di Lecce


IL MIO RACCONTO CORALE SENZA CONFINI

L'edizione 2011 de La Notte della Taranta si pone sicuramente in linea di continuità con le idee guida che hanno animato l'edizione precedente: e cioè, principalmente, quella di mettere in risalto gli elementi classici della musica salentina, sottolinearne i collegamenti con le altre tradizioni musicali dell'area mediterranea, e al tempo stesso rileggere il repertorio in una chiave più contemporanea.
L'architettura salentina è stata inoltre una grande fonte d'ispirazione per costruire la struttura di un evento che deve avere la grandiosità, la potenza e la semplicità di un'antica masseria o di una fortezza.
A distanza di un anno, dopo il successo dell'edizione 2010, e dopo un recente tour che, oltre a Roma e Milano, ha registrato due date sold out al Barbican Centre di Londra, posso oggi confermare non solo di essere riuscito a realizzare la mia visione ma anche di aver vissuto un'esperienza indimenticabile che mi ha dato moltissimo in termini artistici e umani.
Come dicevo, l'edizione di quest'anno continua e approfondisce l'impostazione del 2010, con alcune varianti nel repertorio e negli ospiti e una sezione del concerto dedicata alla memoria di Uccio Aloisi.
Per quanto riguarda gli artisti internazionali, l'idea, come nel cast di un'opera lirica o di un film, è stata quella di individuare dei grandi interpreti a cui affidare le parti di un progetto corale. È in questa prospettiva che ho scelto tutti gli ospiti di quest'anno: The Chieftains, uno dei gruppi folk più straordinari e famosi del mondo, con una formazione strumentale e danze tradizionali molto vicine a quelle salentine; Joji Hirota & The Taiko Drummers, formazione di percussionisti giapponesi di grande potenza rituale; Diego El Cigala, straordinario interprete del flamenco contemporaneo; Justin Adams & Juldeh Camara, duo afro blues elettrico con il quale suoneremo anche una nuova pizzica; i Sud Sound System, che non potevano mancare, vista la collaborazione precedente che ha dato vita alla recente registrazione del brano “Beddha Carusa”; infine, il "Jimi Hendrix della kora" Ballaké Sissoko, e il carismatico dj turco Mercan Dede & Secret Tribe, entrambi presenti lo scorso anno e ormai diventati appassionati e originali interpreti della musica salentina.
Notevole spazio sarà inoltre dato alla coreografia, con una parte del palco interamente dedicata alla danza.
Concludendo, sono molto contento e onorato di poter riassumere anche quest'anno i panni di Maestro Concertatore; inoltre mi sento particolarmente soddisfatto per i progetti di collaborazione tra artisti salentini e alcuni degli ospiti del Concertone che sono in procinto di esseri sviluppati nell'ambito del festival, e che stanno diventando una sorta di laboratorio in progress.

Ludovico Einaudi
Maestro Concertatore


LA CURA DI UN PROGETTO CHE CRESCE

La quattordicesima edizione de La Notte della Taranta segna un punto di svolta importante per il Festival. L'appuntamento più atteso dell'estate salentina ha infatti conquistato l'età della ragione, come avrebbero detto gli illuministi, strutturando la sua azione in maniera più complessa e organizzata. Da quest'anno il percorso musicale che si snoda per i comuni del Salento, e che per il primo anno sbarcherà anche a Lecce, sarà infatti interamente organizzato dalla Fondazione “La Notte della Taranta”. Si tratta di un organismo che raggruppa i soggetti culturali e gli enti che da principio hanno creduto in questo coraggioso ed esaltante progetto e che hanno saputo pensare con lungimiranza a quella che si è poi dimostrata la sua capacità di incidere sul territorio. L’impatto di questa ragnatela ha infatti influenzato in maniera sensibile il flusso turistico estivo, affiancando alle bellezze del Barocco e alla stupefacente natura delle zone costiere un'attenzione crescente per l'entroterra, scrigno di cultura e di valori identitari, solidamente ancorati alle tradizioni ma anche capaci di rigenerarsi attraverso una ricerca incessante. A trainare questo processo è la musica che ogni anno, sopra e sotto il palco del Concertone, diventa terreno di incontro tra il Salento e il resto del mondo. Questo straordinario successo, che muove circa 250 mila persone nell’arco di sole due settimane, è il risultato dell’impegno e del lavoro di una comunità, dei suoi amministratori, degli operatori culturali e dei musicisti, ma anche di quel pubblico che segue l’evento con crescente entusiasmo, e che in pochi anni ha fatto di questo Festival il più noto e importante evento di musica popolare.

Luigino Sergio
Presidente dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina


ANTONIO GABELLONE - PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI LECCE

Quando parliamo di Salento, di questo territorio, non possiamo che unire in simbiosi perfetta le sue immagini più belle a quelle de La Notte della Taranta, alla rete dei pensieri che si ricollegano alle tradizioni del Salento e ai suoi riti popolari intrisi così profondamente nella nostra terra; non possiamo che pensare a immagini che rimandano al nostro mare, alla bellezza della pietra e dell’architettura, alla laboriosità e al sudore delle persone. A tutta la provincia di Lecce.
La Notte della Taranta contamina a tutti i livelli, effonde un dialogo diventato universale grazie al prestigio degli ospiti di questa rassegna e alla polifonia del suo messaggio, evidentemente non
solo musicale. La Notte della Taranta è diventato per questo un momento di rappresentazione della civiltà migliore, la connessione tra futuro e passato da non dimenticare.
Quando parliamo di Salento non possiamo che pensare al contributo che la piazza brulicante di Melpignano ha dato, indiscutibilmente, per la crescita culturale e turistica del nostro territorio.


Antonio Gabellone
Presidente della Provincia di Lecce



L?ISOLA SONANTE SALUTA UCCIO

Quando in questi lunghi mesi di preparazione cercavo di immaginare come sarebbe stato il Concertone del 2011, una domanda mi tornava in mente con insistenza: come sarà la prima volta senza Uccio? Uccio Aloisi è stato non solo un grande cantore tradizionale, ma anche un vero e proprio maestro di vita, un riferimento per tutti coloro che in questi anni di tumultuosa riscoperta si sono a vario titolo avvicinati al mondo della musica popolare salentina.
Quante sere abbiamo passato insieme con il suo «vorrei volare», volando con la mente in tutto il Salento a riscoprire suoni perduti, canti e parole che sono pura poesia. Era emozionante quando comunicava dal palco del Concertone i numeri degli spettatori : «a quai ave chiui te mille cristiani», qui ci sono più di mille persone, diceva, ed erano presenti almeno in centomila.
Uccio era uno degli ultimi esponenti di un mondo culturale ormai in via di estinzione. Un mondo del tutto estraneo alle logiche della speculazione culturale. Ma come per incanto, con un microfono in mano, diventava una star da palcoscenico. Instancabile, strepitoso nel suo modo di cantare e di suonare all’infinito, dimenticando in quelle ore di concerto la fatica dei tanti lavori svolti nella vita. Il Concertone senza Uccio è come l'alba senza il sole, offuscata dalle nuvole! Ma credo che la sua presenza sarà ancora viva fra noi.
Ormai siamo al quattordicesimo anno del Festival. Ludovico Einaudi ha saputo interpretare e coniugare al meglio la musica di tradizione popolare con la musica contemporanea riscontrando successo anche nelle varie tappe del tour italiano ed europeo che si è appena concluso.
La Notte della Taranta è oggi l'evento più importante della musica popolare in Europa. È anche il motore trainante dell'economia salentina, una preziosa opportunità di sviluppo sostenibile per il nostro territorio.
Con La Notte della Taranta, Melpignano si trasforma per un giorno in una sorta di “Città della Musica”. Luogo di incontro tra diverse culture musicali. Un’“isola sonante”, per usare il titolo di un bel libro di qualche anno fa, abitata da una comunità che si presenta e si racconta al mondo, con gioia e felicità. Una comunità, quella che mi onoro di rappresentare, che esprime così il proprio senso del futuro.
Buona Notte della Taranta a tutti!


Ivan Stomeo
Sindaco di Melpignano



RIFLESSIONI DI UNA TARANTA

Resterebbe da chiedersi cosa ne pensa la Taranta del fuoco incrociato etno, antropo, socio, musico, etc. Traditur che, nascosta nelle pietraie, abbia meditato sul non sentirsi un insetto fossile, un pur autorevole tassello sull’iconostasi del passato remoto.
Si dice abbia maturato perplessità sull’attribuzione alla sua pungente natura di trance a basso costo per adolescenti metropolitani e che abbia concluso che al successo vada pagato, almeno annualmente, un tributo di ammuino politico cultural musical accademico spettacolare.
Transit! Sibilò la Taranta sognando le brume autunnali che, con il profumo dei mosti, le avrebbero recato in dono una controra lunga fino alla primavera, quando il dolciastro della mimosa e lo strepito dei primi tamburelli sulle aie l’avrebbero destata e riconsegnata alla sua mission di aculeo straniante.
Mi chiedo cosa sognano le Tarante tra la fine della vendemmia e i primi papaveri. Nessuna Fondazione se ne occupa e ancor meno i dotti istituti. L’argomento è trascurato dagli entomologi e sfuggì persino agli intellettuali borgesiani di frequente inclini a discipline eccentriche.
È il quattordicesimo anniversario de La Notte della Taranta e sarebbe ora che cominciassimo a svelare quanto giunse all’orecchio di alcuni membri, i più anziani, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Lo dobbiamo all’opinione pubblica, alle autorevolissime istituzioni che indegnamente rappresentiamo e a loro, le Tarante che così di buona grazia si prestano a quest’uso estivo il cui esito di attrattore turistico è innegabile. E allora diciamolo.
Ci è giunto all’orecchio che dal Limitone dei Greci alle scogliere di Leuca il sibilo sia stato forte e prolungato e che alla fine le Tarante abbiano raggiunto l’accordo sulla Fondazione Taranta della Notte, una sorta di reciproco tellurico e umbratile della Notte della Taranta.
Quando l’ultimo protagonista/spettatore de La Notte della Taranta abbandona Melpignano il gioco può cominciare. Niente ritmi, tammorre, voce, fisarmoniche, chiacchiere. Solo bisbigli, fischi, fruscii, sussurri per raccontarsi di quando mordicchiavano le caviglie delle ninfe venute da Sparta e da Eubea e poi gli alluci delle fanciulle romane e ancora di ragazze arrivate da Bisanzio che, di tanto in tanto, venivano rapite da scalmanati dalle spade ricurve e che indossavano turbanti color di porpora.
Una Taranta dell’entroterra ricorda di uomini e donne biondi, con gli occhi azzurri, tanto abili con la spada quanto dolce era il loro accento e si diceva che venissero da una terra senza tarante ma con elfi, maghe, streghe e che ci fosse una foresta che si chiamava Broceliande.
Ma non furono gli ultimi. Le dame della Casa d’Anjou avevano paura delle tarante e chiedevano ai loro uomini di schiacciarle sotto i pesanti stivali e si dice che un certo Federico, dopo aver compiuto acute osservazioni sull’arte di cacciare con gli uccelli, avesse in animo un trattato sull’arte di poetare con i ragni ma, colto da morte, il testo incompiuto ancora è chimerico oggetto di ricerca per gli appassionati.
Piangono le tarante i secoli degli Aragona guerrafondai e occhiuti gabellieri non meno degli Austrias che almeno si dettero in grandi opere di castelli e fossati che rapidamente divennero hotel a cinque stelle per miliardi di tarante.
Le tarante più giovani ricordano di avere sognato un tempo borbonico assai musicale. A sud di Mozart si poteva cantare e ballare liberamente sulle aie. Tutto era consentito meno le libertà politiche e sociali e se qualcuno si azzardava, carcere e forca. E fu carcere e forca pure con certi Savoia che ci rimasero sconosciuti ma portarono bande e certe opere strane dove la storia era più o meno sempre la stessa: un tenore si voleva fare la soprano e un basso intrigava per farsela lui.
E si dice passarono ancora i tedeschi e persino gli americani e gli inglesi e certi polacchi che erano venuti a combattere per restituirci Montecassino.
Tutti, dicono le tarante, sono venuti in armi ma tutti, proprio tutti, hanno portato anche una ghironda, un grammofono, una chitarra, una tromba o almeno la loro voce e pure quelli che si puzzavano di fame ai paesi loro e si facevano il Canale d’Otranto n’altro po’ a nuoto pure hanno portato voci e canti.
Noi, dicono le Tarante, forse tutto questo ce lo siamo solo sognato ma una nota, neppure una nota ci siamo persa.

Raffaele Gorgoni
Vice-Presidente Fondazione La Notte della Taranta


LA TARANTA COME PATRIA CULTURALE

Oltre a rappresentare di per sé un traguardo importante in termini di longevità per un evento musicale, questa XIV edizione de La Notte della Taranta segna anche il passaggio fondamentale delle competenze e dell'organizzazione del festival alla Fondazione La Notte della Taranta.
L'approccio a un evento di questo genere tiene conto anzitutto dei suoi caratteri di unicità.
Considerata a ragione l'evento dell'estate salentina, attrattore di flussi turistici per l'intera Puglia, nei suoi quasi quindici anni di vita, La Notte della Taranta si è anche delineata come una sorta di “patria culturale”. Uno “spazio simbolico” in cui «le comunità si celebrano con un rito di appartenenza, in cui il pubblico è sempre meno spettatore e più partecipe, meno praticante e più celebrante». Il “luogo” della taranta è diventato anche una risorsa competitiva da immettere sul mercato globale, capace di comporre dialetticamente le pericolose fratture tra realtà nazionali e scenari locali. Luoghi in cui un fenomeno particolare diventa un prodotto del Paese, capace di creare ricchezza e coesione, di sottolineare l'importanza della cultura.
Condividendo queste premesse, la Fondazione, luogo tenacemente voluto dagli ideatori del festival, ha fatto suo l'impegno di tutelare e promuovere il patrimonio storico e culturale, prima ancora che musicale, che rappresenta il sostrato della tradizione salentina. Per assolvere a questo delicato compito, la Fondazione ha da subito lavorato ad attivare un'azione diversificata, che si sviluppa su tre direttrici generali. Accanto alla dimensione “spettacolare”, quella che ogni anno raggiunge il suo apice nel concertone di fine agosto, portando a Melpignano il pubblico dei “centomila”, ne esistono infatti altre due, di altrettanta importanza. La prima è quella di studio, ricerca e documentazione nel campo della cultura popolare. In questo contesto sono stati avviati due progetti significativi Il primo, dal titolo “Storie e Memoria del Tarantismo”, indaga il fenomeno del tarantismo nella cultura europea tra 1300 al 1800. Si tratta di una ricerca proposta dall'Università di Ginevra, i cui studiosi, proprio come fecero cinquanta anni fa Ernesto De Martino e Diego Carpitella, hanno inteso sradicare dal localismo l'indagine storica sul tarantismo, inserendo questo fenomeno in un contesto storico-geografico ampio e profondamente connesso. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, la Fondazione ha inoltre promosso il progetto dal titolo “Sud e nazione nell’Ottocento”, incentrato sul folklore e sulla tradizione musicale della banda nel XIX secolo, con un ventaglio sorprendentemente diversificato di atmosfere e suggestioni della stagione pre e post unitaria.
Il tutto si inserisce infine nel quadro generale che attiene le politiche culturali del territorio, in cui il “modello” legato a La Notte della Taranta è ormai indicato come uno degli esempi di infrastrutturazione culturale più significativi in ambito nazionale. Negli ultimi anni ci sono stati vari sforzi di analisi dell'attrattiva che il Festival esercita in termini turistici e quindi economici. Il conforto dei numeri conferma un'impressione diffusa: il potenziale dei valori identitari che, se opportunamente stimolati, sono in grado di rappresentare per la società e per il contesto culturale. La formula innovativa del festival ha permesso che il luogo i cui i simboli condivisi abbattono le barriere individuali si sia da sempre dimostrato disposto anche all'attraversamento e all'incontro con l'altro che arriva da lontano, in uno scambio continuo che ha permesso alla tradizione popolare salentina di non cedere mai alla tentazione di arroccarsi su se stessa.

Massimo Bray
Presidente Fondazione La Notte della Taranta


DA MELPIGNANO ECHI DI PUGLIA

La Notte della Taranta incarna il desiderio profondo di celebrare collettivamente i messaggi universali della musica e il richiamo ancestrale della pizzica, musica di popolo, rito magico della terra e dell'uomo. Anche quest'anno, nel cuore dell'agosto salentino, la direzione artistica di Ludovico Einaudi lancia a livello internazionale una edizione del Festival che tocca livelli strepitosi, alternando le musiche della tradizione con la presenza di grandissimi artisti ospiti, e chiama alla gioia centinaia di migliaia di spettatori, compartecipi e coprotagonisti di una straordinaria emozione, suoni, canti, luci, volti, strumenti che percorrono in un unico fremito decine di piazze e culminano nella notte magica, la notte di tutti, la notte del Concertone.
L'antico Convento, fattosi testimone dell'evento, sembra risuonare a sua volta dei ritmi e delle musiche, alimentando il mito della terra di Puglia, l'eco internazionale del Salento, della sua storia, della sua meraviglia, il senso di un luogo in cui la cultura è divenuta d'incanto motore di sviluppo e promozione di futuro.



Silvia Godelli
Assessore al Mediterraneo, cultura, turismo
Attività culturali, Mediterraneo, Relazioni internazionali e Pace, Promozione turistica.


PUGLIA, INDUSTRIA DELLA CULTURA

Anche quest’anno La Notte della Taranta fa battere il cuore di un pezzo della Puglia. Sulle note della pizzica si rinnova un appuntamento che da anni mescola i ritmi e i suoni del panorama tradizionale salentino con quelli della musica popolare di questo bacino di civiltà, di lingue e di popoli chiamato Mediterraneo.
L’edizione 2011 è dedicata al grande cantore Uccio Aloisi, al quale mi legava una sincera amicizia nata in una trattoria salentina, lungo il corso di un’intera nottata scandita dal suono dei tamburelli e da quella sua incantevole voce, che raccontava di lotte contadine, di storie di emigranti e di canti d’amore. Un uomo che pur avendo i piedi radicati nella sua terra aveva imparato il gusto di confrontarsi con il mondo: la sua musica si levava al cielo per incontrare altre musiche e altri spartiti.
Territorio e cosmopolitismo: sono questi i binari su cui continuare a instradare un evento divenuto ormai simbolo identitario di una regione che non si rassegna alla crassa idea che, a fronte di una crisi economica e sociale, la cultura sia un capriccio secondario, un esercizio ozioso, una stravaganza.
Ebbene, capovolgendo in modo radicale questo paradigma, noi abbiamo scelto di investire cospicuamente nella valorizzazione del patrimonio culturale, convinti che la cultura rappresenti la più grande filiera produttiva che si possa immaginare.
Investire in cultura, creatività e ricerca significa per noi investire in una vera e propria industria del futuro, strategica soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. Con questa consapevolezza vogliamo continuare a costruire una politica mirata sulla magia della nostra terra: meta del cuore, luogo di emozioni, palcoscenico ideale dove i punti cardinali, che spesso disegnano i confini, continueranno a mescolarsi e confondersi.


Nichi Vendola
Presidente della Regione Puglia





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La Fondazione

Nell'agosto del 2008, su iniziativa di Regione Puglia, Provincia di Lecce, Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e Istituto Diego Carpitella, nasce la Fondazione La Notte della Taranta, luogo di studio e di approfondimenti culturali. Divenuta attiva nell'autunno 2010, la Fondazione si propone come un laboratorio di ricerca e riflessione all'incrocio di tre correnti: quella scientifica, quella dello spettacolo e quella delle politiche culturali.
La Fondazione ha l'obiettivo di definire indirizzi e scelte strategiche e gestionali, promuovendo iniziative autonome ... leggi ancora


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Istituto Diego Carpitella

L’Istituto DIEGO CARPITELLA nasce nell’estate del 1997 con il proposito di studiare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Salento, grazie al supporto di quelli che sono stati, e ancora sono, gli enti promotori, i comuni di Alessano, Calimera (oggi non più nell’Istituto), Cutrofiano, Melpignano, Sternatia e successivamente la Provincia di Lecce.
La ricerca, la documentazione e la promozione territoriale, sono obiettivi dell’Istituto e più nello specifico:
A) recuperare, restaurare e conservare i materiali concernenti la storia orale del Salento, acquistando altresì, ove possibile, i materiali eventualmente conservati altrove (in Italia e all’estero) ivi compresi i testi scritti (manoscritti o a stampa), i documenti foto-video-cinematografici, i documenti di interesse iconografico, gli oggetti della cultura materiale e ogni altra testimonianza di forme d’arte e artigianato
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