L'edizione 2011 de La Notte della Taranta si pone
sicuramente in linea di continuità con le idee guida che
hanno animato l'edizione precedente: e cioè, principalmente,
quella di mettere in risalto gli elementi classici della musica
salentina, sottolinearne i collegamenti con le altre tradizioni
musicali dell'area mediterranea, e al tempo stesso rileggere il
repertorio in una chiave più contemporanea.
L'architettura salentina è stata inoltre una grande fonte
d'ispirazione per costruire la struttura di un evento che deve
avere la grandiosità, la potenza e la semplicità
di un'antica masseria o di una fortezza.
A distanza di un anno, dopo il successo dell'edizione 2010, e
dopo un recente tour che, oltre a Roma e Milano, ha registrato
due date sold out al Barbican Centre di Londra, posso oggi confermare
non solo di essere riuscito a realizzare la mia visione ma anche
di aver vissuto un'esperienza indimenticabile che mi ha dato moltissimo
in termini artistici e umani.
Come dicevo, l'edizione di quest'anno continua e approfondisce
l'impostazione del 2010, con alcune varianti nel repertorio e
negli ospiti e una sezione del concerto dedicata alla memoria
di Uccio Aloisi.
Per quanto riguarda gli artisti internazionali, l'idea, come nel
cast di un'opera lirica o di un film, è stata quella di
individuare dei grandi interpreti a cui affidare le parti di un
progetto corale. È in questa prospettiva che ho scelto
tutti gli ospiti di quest'anno: The Chieftains, uno dei gruppi
folk più straordinari e famosi del mondo, con una formazione
strumentale e danze tradizionali molto vicine a quelle salentine;
Joji Hirota & The Taiko Drummers, formazione di percussionisti
giapponesi di grande potenza rituale; Diego El Cigala, straordinario
interprete del flamenco contemporaneo; Justin Adams & Juldeh
Camara, duo afro blues elettrico con il quale suoneremo anche
una nuova pizzica; i Sud Sound System, che non potevano mancare,
vista la collaborazione precedente che ha dato vita alla recente
registrazione del brano “Beddha Carusa”; infine, il
"Jimi Hendrix della kora" Ballaké Sissoko, e
il carismatico dj turco Mercan Dede & Secret Tribe, entrambi
presenti lo scorso anno e ormai diventati appassionati e originali
interpreti della musica salentina.
Notevole spazio sarà inoltre dato alla coreografia, con
una parte del palco interamente dedicata alla danza.
Concludendo, sono molto contento e onorato di poter riassumere
anche quest'anno i panni di Maestro Concertatore; inoltre mi sento
particolarmente soddisfatto per i progetti di collaborazione tra
artisti salentini e alcuni degli ospiti del Concertone che sono
in procinto di esseri sviluppati nell'ambito del festival, e che
stanno diventando una sorta di laboratorio in progress.
Ludovico Einaudi
Maestro Concertatore
LA CURA DI UN PROGETTO CHE CRESCE
La quattordicesima edizione de La Notte della Taranta
segna un punto di svolta importante per il Festival. L'appuntamento
più atteso dell'estate salentina ha infatti conquistato
l'età della ragione, come avrebbero detto gli illuministi,
strutturando la sua azione in maniera più complessa e organizzata.
Da quest'anno il percorso musicale che si snoda per i comuni del
Salento, e che per il primo anno sbarcherà anche a Lecce,
sarà infatti interamente organizzato dalla Fondazione “La
Notte della Taranta”. Si tratta di un organismo che raggruppa
i soggetti culturali e gli enti che da principio hanno creduto
in questo coraggioso ed esaltante progetto e che hanno saputo
pensare con lungimiranza a quella che si è poi dimostrata
la sua capacità di incidere sul territorio. L’impatto
di questa ragnatela ha infatti influenzato in maniera sensibile
il flusso turistico estivo, affiancando alle bellezze del Barocco
e alla stupefacente natura delle zone costiere un'attenzione crescente
per l'entroterra, scrigno di cultura e di valori identitari, solidamente
ancorati alle tradizioni ma anche capaci di rigenerarsi attraverso
una ricerca incessante. A trainare questo processo è la
musica che ogni anno, sopra e sotto il palco del Concertone, diventa
terreno di incontro tra il Salento e il resto del mondo. Questo
straordinario successo, che muove circa 250 mila persone nell’arco
di sole due settimane, è il risultato dell’impegno
e del lavoro di una comunità, dei suoi amministratori,
degli operatori culturali e dei musicisti, ma anche di quel pubblico
che segue l’evento con crescente entusiasmo, e che in pochi
anni ha fatto di questo Festival il più noto e importante
evento di musica popolare.
Luigino Sergio
Presidente dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina
ANTONIO GABELLONE - PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
DI LECCE
Quando parliamo di Salento, di questo territorio,
non possiamo che unire in simbiosi perfetta le sue immagini più
belle a quelle de La Notte della Taranta, alla rete dei pensieri
che si ricollegano alle tradizioni del Salento e ai suoi riti
popolari intrisi così profondamente nella nostra terra;
non possiamo che pensare a immagini che rimandano al nostro mare,
alla bellezza della pietra e dell’architettura, alla laboriosità
e al sudore delle persone. A tutta la provincia di Lecce.
La Notte della Taranta contamina a tutti i livelli, effonde un
dialogo diventato universale grazie al prestigio degli ospiti
di questa rassegna e alla polifonia del suo messaggio, evidentemente
non
solo musicale. La Notte della Taranta è diventato per questo
un momento di rappresentazione della civiltà migliore,
la connessione tra futuro e passato da non dimenticare.
Quando parliamo di Salento non possiamo che pensare al contributo
che la piazza brulicante di Melpignano ha dato, indiscutibilmente,
per la crescita culturale e turistica del nostro territorio.
Antonio Gabellone
Presidente della Provincia di Lecce
L?ISOLA SONANTE SALUTA UCCIO
Quando in questi lunghi mesi di preparazione cercavo
di immaginare come sarebbe stato il Concertone del 2011, una domanda
mi tornava in mente con insistenza: come sarà la prima
volta senza Uccio? Uccio Aloisi è stato non solo un grande
cantore tradizionale, ma anche un vero e proprio maestro di vita,
un riferimento per tutti coloro che in questi anni di tumultuosa
riscoperta si sono a vario titolo avvicinati al mondo della musica
popolare salentina.
Quante sere abbiamo passato insieme con il suo «vorrei volare»,
volando con la mente in tutto il Salento a riscoprire suoni perduti,
canti e parole che sono pura poesia. Era emozionante quando comunicava
dal palco del Concertone i numeri degli spettatori : «a
quai ave chiui te mille cristiani», qui ci sono più
di mille persone, diceva, ed erano presenti almeno in centomila.
Uccio era uno degli ultimi esponenti di un mondo culturale ormai
in via di estinzione. Un mondo del tutto estraneo alle logiche
della speculazione culturale. Ma come per incanto, con un microfono
in mano, diventava una star da palcoscenico. Instancabile, strepitoso
nel suo modo di cantare e di suonare all’infinito, dimenticando
in quelle ore di concerto la fatica dei tanti lavori svolti nella
vita. Il Concertone senza Uccio è come l'alba senza il
sole, offuscata dalle nuvole! Ma credo che la sua presenza sarà
ancora viva fra noi.
Ormai siamo al quattordicesimo anno del Festival. Ludovico Einaudi
ha saputo interpretare e coniugare al meglio la musica di tradizione
popolare con la musica contemporanea riscontrando successo anche
nelle varie tappe del tour italiano ed europeo che si è
appena concluso.
La Notte della Taranta è oggi l'evento più importante
della musica popolare in Europa. È anche il motore trainante
dell'economia salentina, una preziosa opportunità di sviluppo
sostenibile per il nostro territorio.
Con La Notte della Taranta, Melpignano si trasforma per un giorno
in una sorta di “Città della Musica”. Luogo
di incontro tra diverse culture musicali. Un’“isola
sonante”, per usare il titolo di un bel libro di qualche
anno fa, abitata da una comunità che si presenta e si racconta
al mondo, con gioia e felicità. Una comunità, quella
che mi onoro di rappresentare, che esprime così il proprio
senso del futuro.
Buona Notte della Taranta a tutti!
Ivan Stomeo
Sindaco di Melpignano
RIFLESSIONI DI UNA TARANTA
Resterebbe da chiedersi cosa ne pensa la Taranta
del fuoco incrociato etno, antropo, socio, musico, etc. Traditur
che, nascosta nelle pietraie, abbia meditato sul non sentirsi
un insetto fossile, un pur autorevole tassello sull’iconostasi
del passato remoto.
Si dice abbia maturato perplessità sull’attribuzione
alla sua pungente natura di trance a basso costo per adolescenti
metropolitani e che abbia concluso che al successo vada pagato,
almeno annualmente, un tributo di ammuino politico cultural musical
accademico spettacolare.
Transit! Sibilò la Taranta sognando le brume autunnali
che, con il profumo dei mosti, le avrebbero recato in dono una
controra lunga fino alla primavera, quando il dolciastro della
mimosa e lo strepito dei primi tamburelli sulle aie l’avrebbero
destata e riconsegnata alla sua mission di aculeo straniante.
Mi chiedo cosa sognano le Tarante tra la fine della vendemmia
e i primi papaveri. Nessuna Fondazione se ne occupa e ancor meno
i dotti istituti. L’argomento è trascurato dagli
entomologi e sfuggì persino agli intellettuali borgesiani
di frequente inclini a discipline eccentriche.
È il quattordicesimo anniversario de La Notte della Taranta
e sarebbe ora che cominciassimo a svelare quanto giunse all’orecchio
di alcuni membri, i più anziani, del Consiglio di Amministrazione
della Fondazione. Lo dobbiamo all’opinione pubblica, alle
autorevolissime istituzioni che indegnamente rappresentiamo e
a loro, le Tarante che così di buona grazia si prestano
a quest’uso estivo il cui esito di attrattore turistico
è innegabile. E allora diciamolo.
Ci è giunto all’orecchio che dal Limitone dei Greci
alle scogliere di Leuca il sibilo sia stato forte e prolungato
e che alla fine le Tarante abbiano raggiunto l’accordo sulla
Fondazione Taranta della Notte, una sorta di reciproco tellurico
e umbratile della Notte della Taranta.
Quando l’ultimo protagonista/spettatore de La Notte della
Taranta abbandona Melpignano il gioco può cominciare. Niente
ritmi, tammorre, voce, fisarmoniche, chiacchiere. Solo bisbigli,
fischi, fruscii, sussurri per raccontarsi di quando mordicchiavano
le caviglie delle ninfe venute da Sparta e da Eubea e poi gli
alluci delle fanciulle romane e ancora di ragazze arrivate da
Bisanzio che, di tanto in tanto, venivano rapite da scalmanati
dalle spade ricurve e che indossavano turbanti color di porpora.
Una Taranta dell’entroterra ricorda di uomini e donne biondi,
con gli occhi azzurri, tanto abili con la spada quanto dolce era
il loro accento e si diceva che venissero da una terra senza tarante
ma con elfi, maghe, streghe e che ci fosse una foresta che si
chiamava Broceliande.
Ma non furono gli ultimi. Le dame della Casa d’Anjou avevano
paura delle tarante e chiedevano ai loro uomini di schiacciarle
sotto i pesanti stivali e si dice che un certo Federico, dopo
aver compiuto acute osservazioni sull’arte di cacciare con
gli uccelli, avesse in animo un trattato sull’arte di poetare
con i ragni ma, colto da morte, il testo incompiuto ancora è
chimerico oggetto di ricerca per gli appassionati.
Piangono le tarante i secoli degli Aragona guerrafondai e occhiuti
gabellieri non meno degli Austrias che almeno si dettero in grandi
opere di castelli e fossati che rapidamente divennero hotel a
cinque stelle per miliardi di tarante.
Le tarante più giovani ricordano di avere sognato un tempo
borbonico assai musicale. A sud di Mozart si poteva cantare e
ballare liberamente sulle aie. Tutto era consentito meno le libertà
politiche e sociali e se qualcuno si azzardava, carcere e forca.
E fu carcere e forca pure con certi Savoia che ci rimasero sconosciuti
ma portarono bande e certe opere strane dove la storia era più
o meno sempre la stessa: un tenore si voleva fare la soprano e
un basso intrigava per farsela lui.
E si dice passarono ancora i tedeschi e persino gli americani
e gli inglesi e certi polacchi che erano venuti a combattere per
restituirci Montecassino.
Tutti, dicono le tarante, sono venuti in armi ma tutti, proprio
tutti, hanno portato anche una ghironda, un grammofono, una chitarra,
una tromba o almeno la loro voce e pure quelli che si puzzavano
di fame ai paesi loro e si facevano il Canale d’Otranto
n’altro po’ a nuoto pure hanno portato voci e canti.
Noi, dicono le Tarante, forse tutto questo ce lo siamo solo sognato
ma una nota, neppure una nota ci siamo persa.
Raffaele Gorgoni Vice-Presidente Fondazione La Notte della Taranta
LA TARANTA COME PATRIA CULTURALE
Oltre a rappresentare di per sé un traguardo
importante in termini di longevità per un evento musicale,
questa XIV edizione de La Notte della Taranta segna anche il passaggio
fondamentale delle competenze e dell'organizzazione del festival
alla Fondazione La Notte della Taranta.
L'approccio a un evento di questo genere tiene conto anzitutto
dei suoi caratteri di unicità.
Considerata a ragione l'evento dell'estate salentina, attrattore
di flussi turistici per l'intera Puglia, nei suoi quasi quindici
anni di vita, La Notte della Taranta si è anche delineata
come una sorta di “patria culturale”. Uno “spazio
simbolico” in cui «le comunità si celebrano
con un rito di appartenenza, in cui il pubblico è sempre
meno spettatore e più partecipe, meno praticante e più
celebrante». Il “luogo” della taranta è
diventato anche una risorsa competitiva da immettere sul mercato
globale, capace di comporre dialetticamente le pericolose fratture
tra realtà nazionali e scenari locali. Luoghi in cui un
fenomeno particolare diventa un prodotto del Paese, capace di
creare ricchezza e coesione, di sottolineare l'importanza della
cultura.
Condividendo queste premesse, la Fondazione, luogo tenacemente
voluto dagli ideatori del festival, ha fatto suo l'impegno di
tutelare e promuovere il patrimonio storico e culturale, prima
ancora che musicale, che rappresenta il sostrato della tradizione
salentina. Per assolvere a questo delicato compito, la Fondazione
ha da subito lavorato ad attivare un'azione diversificata, che
si sviluppa su tre direttrici generali. Accanto alla dimensione
“spettacolare”, quella che ogni anno raggiunge il
suo apice nel concertone di fine agosto, portando a Melpignano
il pubblico dei “centomila”, ne esistono infatti altre
due, di altrettanta importanza. La prima è quella di studio,
ricerca e documentazione nel campo della cultura popolare. In
questo contesto sono stati avviati due progetti significativi
Il primo, dal titolo “Storie e Memoria del Tarantismo”,
indaga il fenomeno del tarantismo nella cultura europea tra 1300
al 1800. Si tratta di una ricerca proposta dall'Università
di Ginevra, i cui studiosi, proprio come fecero cinquanta anni
fa Ernesto De Martino e Diego Carpitella, hanno inteso sradicare
dal localismo l'indagine storica sul tarantismo, inserendo questo
fenomeno in un contesto storico-geografico ampio e profondamente
connesso. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità
d'Italia, la Fondazione ha inoltre promosso il progetto dal titolo
“Sud e nazione nell’Ottocento”, incentrato sul
folklore e sulla tradizione musicale della banda nel XIX secolo,
con un ventaglio sorprendentemente diversificato di atmosfere
e suggestioni della stagione pre e post unitaria.
Il tutto si inserisce infine nel quadro generale che attiene le
politiche culturali del territorio, in cui il “modello”
legato a La Notte della Taranta è ormai indicato come uno
degli esempi di infrastrutturazione culturale più significativi
in ambito nazionale. Negli ultimi anni ci sono stati vari sforzi
di analisi dell'attrattiva che il Festival esercita in termini
turistici e quindi economici. Il conforto dei numeri conferma
un'impressione diffusa: il potenziale dei valori identitari che,
se opportunamente stimolati, sono in grado di rappresentare per
la società e per il contesto culturale. La formula innovativa
del festival ha permesso che il luogo i cui i simboli condivisi
abbattono le barriere individuali si sia da sempre dimostrato
disposto anche all'attraversamento e all'incontro con l'altro
che arriva da lontano, in uno scambio continuo che ha permesso
alla tradizione popolare salentina di non cedere mai alla tentazione
di arroccarsi su se stessa.
Massimo Bray
Presidente Fondazione La Notte della Taranta
DA MELPIGNANO ECHI DI PUGLIA
La Notte della Taranta incarna il desiderio profondo
di celebrare collettivamente i messaggi universali della musica
e il richiamo ancestrale della pizzica, musica di popolo, rito
magico della terra e dell'uomo. Anche quest'anno, nel cuore dell'agosto
salentino, la direzione artistica di Ludovico Einaudi lancia a
livello internazionale una edizione del Festival che tocca livelli
strepitosi, alternando le musiche della tradizione con la presenza
di grandissimi artisti ospiti, e chiama alla gioia centinaia di
migliaia di spettatori, compartecipi e coprotagonisti di una straordinaria
emozione, suoni, canti, luci, volti, strumenti che percorrono
in un unico fremito decine di piazze e culminano nella notte magica,
la notte di tutti, la notte del Concertone.
L'antico Convento, fattosi testimone dell'evento, sembra risuonare
a sua volta dei ritmi e delle musiche, alimentando il mito della
terra di Puglia, l'eco internazionale del Salento, della sua storia,
della sua meraviglia, il senso di un luogo in cui la cultura è
divenuta d'incanto motore di sviluppo e promozione di futuro.
Silvia Godelli
Assessore al Mediterraneo, cultura, turismo Attività culturali, Mediterraneo, Relazioni internazionali e Pace, Promozione turistica.
PUGLIA, INDUSTRIA DELLA CULTURA
Anche quest’anno La Notte della Taranta fa
battere il cuore di un pezzo della Puglia. Sulle note della pizzica
si rinnova un appuntamento che da anni mescola i ritmi e i suoni
del panorama tradizionale salentino con quelli della musica popolare
di questo bacino di civiltà, di lingue e di popoli chiamato
Mediterraneo.
L’edizione 2011 è dedicata al grande cantore Uccio
Aloisi, al quale mi legava una sincera amicizia nata in una trattoria
salentina, lungo il corso di un’intera nottata scandita
dal suono dei tamburelli e da quella sua incantevole voce, che
raccontava di lotte contadine, di storie di emigranti e di canti
d’amore. Un uomo che pur avendo i piedi radicati nella sua
terra aveva imparato il gusto di confrontarsi con il mondo: la
sua musica si levava al cielo per incontrare altre musiche e altri
spartiti.
Territorio e cosmopolitismo: sono questi i binari su cui continuare
a instradare un evento divenuto ormai simbolo identitario di una
regione che non si rassegna alla crassa idea che, a fronte di
una crisi economica e sociale, la cultura sia un capriccio secondario,
un esercizio ozioso, una stravaganza.
Ebbene, capovolgendo in modo radicale questo paradigma, noi abbiamo
scelto di investire cospicuamente nella valorizzazione del patrimonio
culturale, convinti che la cultura rappresenti la più grande
filiera produttiva che si possa immaginare.
Investire in cultura, creatività e ricerca significa per
noi investire in una vera e propria industria del futuro, strategica
soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. Con questa consapevolezza
vogliamo continuare a costruire una politica mirata sulla magia
della nostra terra: meta del cuore, luogo di emozioni, palcoscenico
ideale dove i punti cardinali, che spesso disegnano i confini,
continueranno a mescolarsi e confondersi.
Nell'agosto del 2008, su iniziativa di Regione
Puglia, Provincia di Lecce, Unione dei Comuni della Grecìa Salentina
e Istituto Diego Carpitella, nasce la Fondazione La Notte della
Taranta, luogo di studio e di approfondimenti culturali. Divenuta
attiva nell'autunno 2010, la Fondazione si propone come un laboratorio
di ricerca e riflessione all'incrocio di tre correnti: quella
scientifica, quella dello spettacolo e quella delle politiche
culturali.
La Fondazione ha l'obiettivo di definire indirizzi e scelte strategiche
e gestionali, promuovendo iniziative autonome ... leggi ancora
l'Istituto Carpitella
L’Istituto DIEGO CARPITELLA nasce nell’estate
del 1997 con il proposito di studiare e valorizzare il patrimonio
artistico e culturale del Salento, grazie al supporto di quelli
che sono stati, e ancora sono, gli enti promotori, i comuni di
Alessano, Calimera (oggi non più nell’Istituto), Cutrofiano, Melpignano,
Sternatia e successivamente la Provincia di Lecce.
La ricerca, la documentazione e la promozione territoriale, sono
obiettivi dell’Istituto e più nello specifico: A) recuperare, restaurare
e conservare i materiali concernenti la storia orale del Salento,
acquistando altresì, ove possibile, i materiali eventualmente
conservati altrove (in Italia e all’estero) ivi compresi i testi
scritti (manoscritti o a stampa), i documenti foto-video-cinematografici,
i documenti di interesse iconografico, gli oggetti della cultura
materiale e ogni altra testimonianza di forme d’arte e artigianato ... leggi ancora
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