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NOTTE TARANTA, LA STAR DEL JAZZ GREGORY PORTER OSPITE DEL CONCERTONE

 Il  vincitore del Grammy 2017 nella categoria Best Jazz Vocal Album canterà la pizzica di Aradeo e Quannu te llai la facce la matina

 

Ci sarà anche la star del jazz Gregory Porter tra gli ospiti della ventesima edizione de La Notte della Taranta. Tra i principali protagonisti della nuova scena jazz-soul americana, vincitore  sia quest’anno del Grammy come Best Jazz Vocal Album  con  “Take Me to the Alley”,  che nel 2014 per Liquid Spirit, Porter,  interpreterà i brani della tradizione musicale salentina selezionati dal maestro concertatore Raphael Gualazzi. Il baritono che coniuga la purezza del jazz al calore del blues, canterà Quandu te llai la facce la matina, canzone in dialetto leccese musicata riprendendo una poesia popolare incisa per la prima volta dal tenore leccese Tito Schipa nel 1921 a New York e Pizzica di Aradeo. Classe 1971, cresciuto  a Bakersfield (California) Gregory Porter, dopo una breve carriera nel football interretta da un infortunio,  si dedica alla musica tra band, cori gospel e musical e nel 2010 l’etichetta di culto Motèma produce i primi due album Water e Be Good. Nel 2013, il passaggio all’etichetta Blue Note con la produzione dell’album “Liquid Spirit” segna la consacrazione di Gregory Porter nel pantheon del jazz.

 

Nel  suo nuovo album Take me to the Alley, del 2016, sempre per Blue Note, la tradizione incontra la contaminazione, con la voglia di esplorare, di dialogare con un mondo non solo di puristi del jazz. Da qui la scelta artistica di ospitare  il vincitore del Grammy Award 2017 nel Concertone di Melpignano che celebra i suoi primi 20 anni di incontro tra pizzica di tradizione e sonorità del mondo.  

Un viaggio musicale che ospiterà anche Suzanne Vega, Yael Deckelbaum, Pedrito Martinez, Gerry Leonard e Tim Ries sul palco del Concertone il 26 agosto a Melpignano (LE).

 

Link sito ufficiale Grammy Award

https://www.grammy.com/grammys/artists/gregory-porter

 

Video premiazione Gregory Porter Grammy  febbraio 2017

http://www.universalmusic.it/jazz/news/newsdet.php?idn=11725

 

 

GREGORY PORTER

 Un artista la cui musica è al contempo 'senza tempo' ed 'immersa nel nostro tempo', Gregory Porter si presenta come il cantautore e cantante jazz più soul della sua generazione, con Take me to the Alley, vincitore Grammy per il miglior album jazz parlato, e atteso ritorno dal suo album di debutto Liquid Spirit del 2013. Nella sua straordinaria carriera, Porter ha ancora una volta dimostrato la sua innata abilità ad andare oltre il genere e a creare sintonia con il pubblico più vario; la sua  nuova  musica riflette la sua continua e consapevole crescita, sia come artista che come persona, nel mezzo dei continui impegni del tour che si è rivelato un straorindario successo internazionale. Di recente Porter e la sua famiglia si sono trasferiti da Brooklyn nella sua città natale, Bakersfiled, in California, dove può essere più vicino ai suoi fratelli e sorelle. “L'intensità della strada mi ha portato a desiderare di avere una base”, spiega Porter.

Liquid Spirit- che ha seguito I successi degli album Water (2010) e Be Good (2012),  – si è presto trasformato in un fenomeno globale, vendendo millioni di album in tutto il mondo e diventando l'album jazz più ascoltato in streaming di sempre, con più di 20.000 ascolti. L'album è stato disco di planito in Regno Unito e Germania e d'oro in  Francia, Paesi Bassi e Austria. Porter è apparso per la prima volta sugli schermi nazionali americani ospite di The Tonight Show e Jimmy Kimmel Live, mentre sia ESQUIRE che NPR MUSIC lo hanno definito “il prossimo grande del Jazz d'America”. Porter ha ricevuto il suo primo premio Grammy nel 2014 per il miglior album jazz parlato con Liquid Spirit, che gli ha anche portato la nomination per il miglior album R&B tradizionale, con la sua emozionante ballata “Hey Laura”

In autunno 2015 Porter finalmente trova il tempo di ritornare al suo studio a New York per registrare Take Me to the Alley. Così come aveva fatto con I suoi precedenti tre album, Porter ha lavorato con il produttore Kamau Kenyatta per realizzare una collezione di entusiasmanti originali che coniugano l'aspetto personale a quello politico. La sua collaborazione con Kenyatta cominciò nella metà degli anni 90 quando era studente all'Università di San Diego (Porter uniziò la carriera universitaria giocando a calcio grazie ad una borsa di studio per attività sportive, prima che un incidente alla spalla lo spingesse ad intraprendere la carriera musicale). La sua carriera professionale iniziò grazie alla guida di Kenyatta. “Kamau è stato determinante nel prendere ciò che ho e rifinirlo”, ha commentato Porter. “Mi è ha sempre incoraggiato a dar risalto alla mia arte”.

A rafforzare questo rapporto già collaudato, ritornano anche i musicisti che accampagnano Porter- il pianista e maestro Chip Crawfor, il bassista Aaton James, il percussionista Emanuel Harrold, il sassofonista soprano Yosuke Sato, il sassofonista tenore, Tivon Pennicott, la cantante Alicia Olatuja, il trombettista Keyon Harrold, e l'organesstista, Ondrej Pivec.

L'album continua con Don't Lose your Steam, che rimanda al blues, una delle due canzoni che Porter scrisse pensando a suo figlio Demyan, di 3 anni. Accompagnato da un ritmo groove incalzante e accompagnato dall'organo Porter canta a squarciagola testi incoraggianti che spingono a rimanere determinati a raggiungere i propri obiettivi indipendentemente dalle difficoltà. L'altro pezzo che Porter scrisse per Deyman è “Day Dream”, che si presenta con un ritmo agile e l' assolo di un sassofonista tenore che accompana gli eccentrici testi nei quali Porter osserva la vivida immaginazione di Deyman mentre gioca.

Ispirato da altri membri della famiglia scrive “More Than a Woman” and “In Heaven”. L'amore incredibile, la guida e il supporto di sua madre, Ruth Porter, ha ispirato la gran parte della ballata “More Than a Woman” mentre “In Heaven” (scritta da un cugino di Porter, Darlene Andrews) è una canzone allegra e da famiglia che Porter canta spesso per dar l'ultimo saluti ai defunti membri della famiglia.

I commenti sulla sitazione sociopolitica continuano essere parte integrante dell'arte di Porter, così come apparivano nelle sue canzoni precedenti, quali “1960 What” e“Musical Genocide”. Take Me to the Alley ne contiene molti, compreso nel favoloso pezzo omonimo, che da risalto alle doti vocali di Olatuja, suoni dolci, di sottofondo. Motivato in parte da sua madre, che spesso offrì cibo e rifugio ai meno fortunati e composta a New York durante la visita di Papa Francesco nella grande mela, Take me to the Alley accarezza le anime mentre Porter canta di dare una nuova direzione all'energia collettiva.

Anche se volutamente sfacciata, la provocatoria canzone dal titolo “French African Queen” affronta scaltramente temi socio-politici della diaspora Pan-Africana. E' una bellissima serenata dal ritmo vivace che Porter scrive per una donna Franco-Africana: “Quello che le dico è che veniamo dallo stesso albero” dice Porter. “Il mio sogno è di portarle doni e la mia musica. Non voglio che lei mi neghi questo sogno.”

Questioni sentimentali e storie d'amore sono un'altra costante nelle canzoni di Porter, e Take Me to the Alley contiene svariate bellissime canzoni che toccano questi temi, come  “Consequence of Love”, una ballata che affronta il tema del potere e dell'irrazionalità dell'amore. “L'amore si governa da solo. Ma a volte siamo noi ad intralciarlo con politiche governative, distanza e mentalità da adolescenti. Ogni volta che due persone di amano, lasciate che si amino,” dice Porter.

La beffarda “In Fashion” riprende alcuni ritmi tematici della canzone di Porter del 2010 “Bling Bling.” Porter canta dei pericoli insiti si nel' essere egocentrici che nell' essere ossessiati da se stessi. Porter elargisce consigli saggi su come essere un amante vagabondo e confessa I propri limiti romantici nell'ardente ballata “Don't Be a Fool”, che ancora una volta da sfogio alle vivaci doti vocali di Olatuka e all'accompagnamento all'organo di Pivec.

Nella più cupa “Insanity”, Porter implora un amante di rimanere fedele alla relazione nonostante le discordie. “A volte, la persona alla quale fai affidamento nei periodi di tristezza è la persona con la quale sei più in collera”, Porter osserva con perspicacia.

 

 

GREGORY PORTER

An artist whose music is at once timeless yet utterly of its time, Gregory Porter solidifies his standing as his generation’s most soulful jazz singer-songwriter with Take Me to the Alley, winner of the 2017 GRAMMY Award for Best Jazz Vocal Album, and the much-anticipated follow-up to his sensational 2013 Blue Note debut Liquid Spirit. Yet in his remarkable career, Porter has time and again demonstrated an innate ability to transcend genre and connect with audiences from all walks of life, and his new music reflects the singer’s continued and mindful growth as an artist and as a person amidst the constant touring demands that have resulted from tremendous international success. Recently Porter moved his family from Brooklyn back to his hometown of Bakersfield, California, where he can be closer to his brothers and sisters. “The intensity of the road has caused a desire for me to be grounded,” Porter explains.

Liquid Spirit – which followed the critically-acclaimed and GRAMMY-nominated albums Water (2010) and Be Good (2012) – quickly grew into a global phenomenon, selling a million albums worldwide and becoming the most streamed jazz album of all-time with over 20 million streams. The album has sold Platinum in the U.K. and Germany, and Gold in France, The Netherlands, and Austria. In the U.S. Porter made his first-ever national TV appearances on The Tonight Show and Jimmy Kimmel Live while both ESQUIRE and NPR Music declared him “America’s Next Great Jazz Singer.” Liquid Spirit also won Porter his first GRAMMY Award in 2014 for Best Jazz Vocal Album while also earning him a Best Traditional R&B Performance nomination for his affecting ballad “Hey Laura.”

In the Fall of 2015 Porter finally found the time to return to the studio in New York City to record Take Me To The Alley. As he’s done on his previous three albums, Porter teamed with producer Kamau Kenyatta to craft a collection of stirring originals that juxtapose the personal and political. His partnership with Kenyatta started in the mid-1990s when he was a student at San Diego StateUniversity (Porter began his college years playing football on a full athletic scholarship before a shoulder injury diverted him into a music career). It was through Kenyatta’s mentorship that Porter’s professional musical career began. “Kamau has been most instrumental in taking what I have and refining it,” Porter observes. “He’s been great at offering encouragement to what I already have artistically.”

Reinforcing their well-honed rapport is the return of Porter’s core accompanying musicians – pianist and music director Chip Crawford, bassist Aaron James, drummer Emanuel Harrold, alto saxophonist Yosuke Sato, and tenor saxophonist Tivon Pennicott. Singer Alicia Olatuja, trumpeter Keyon Harrold, and organist Ondrej Pivec also make appearances throughout.

The album continues with the bluesy “Don’t Lose Your Steam,” one of two songs that Porter wrote with his three-year-old son Demyan in mind. Propelled by a stomping, organ-enhanced groove, Porter belts out encouraging lyrics about staying committed to one’s goals regardless of hardship.  The other tune Porter wrote for Demyan is “Day Dream,” which features a lithe, piano-driven beat and a breezy tenor saxophone solo as accompaniment to fanciful lyrics in which Porter observes Demyan’s vivid imagination as he plays.

Inspiration from other family members comes with “More Than a Woman” and “In Heaven.” The incredible love, guidance and encouragement of his late mother, Ruth Porter informs much of the sanguine ballad “More Than a Woman,” while the latter (written by Porter’s cousin, Darlene Andrews) is an optimistic, family song the Porters often sing when bidding farewell to a departed family member.

Socio-political commentary remains an integral role in Porter’s artistry as on earlier songs such as “1960 What?” and “Musical Genocide.” Take Me to the Alley contains several, including the stunning title-track, which showcases Olatuja’s caressing background vocals. Motivated in part by his mother, who often gave food and shelter to the less fortunate, and written in New York during Pope Francis’ visit to the Big Apple, “Take Me to the Alley” soothes the soul as Porter sings of redirecting the collective energy we often give to royalty to the downtrodden. On the strident, hard-bop excursion “Fan the Flames” Porter calls for vigorous, nonviolent protest amidst a flurry of injustices.

While admittedly cheeky, the flirtatious “French African Queen” slyly addresses socio-political issues within the Pan-African Diaspora. Underneath a vivacious, Nigerian-laden jazz groove, Porter serenades a beautiful French African lady: “What I’m saying to her is we come from the same tree,” Porter explains. “My dream is to bring her gifts and my music. And I don’t want her to deny me of that dream.”

Romantic affairs of the heart are another constant in Porter’s songs, and Take Me to the Alley has several new standout songs in that vein including the simmering “Consequence of Love,” a mid-tempo ballad that deals with the power and irrationality of love. “Love is ruled by itself. But sometimes we get in the way of love through governmental policies, race-relations, distance, and adolescent thinking. Anytime two people love each other, let it be,” Porter says.

The sardonic “In Fashion” picks up some the thematic tones from Porter’s 2010 song, “Bling Bling.” Basically a whimsical kiss-off song, powered by piano and drums, Porter sings of the dangers of being both self-absorbed and being obsessed with such a person. Porter gives both sage words of advice about being a roaming lover and confessions to his own romantic shortcomings on the smoldering ballad “Don’t Be a Fool,” which once again showcases Olatuja’s sparkling vocals and Pivec’s simpatico organ accompaniment.

On the somber ballad, “Insanity,” Porter pleads to a lover to remain committed to the relationship amid romantic dissonance. “Sometimes, the person that you need to lean on during periods of sorrow is the person that you’re the angriest at,” Porter keenly observes.

As Porter polishes his artistry as one of our most heartfelt singer-songwriters on Take Me to the Alley, his burgeoning body of work will continue to give voice to its modern times while simultaneously echoing the legacy of jazz and soul’s yesteryear and informing generations of musicians to come.

Mentre Porter rifinisce la propria arte e si distingue come uno dei cantautori più appasionati, la sua copiosa produzione continua a dare voce ai tempi moderni ricordando l'eredità del jazz and soul di ieri e a al contempo ispirando le future generazioni di musicisti.

 

 

 

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