Fredy Franzutti: tra Tarantismo e antropologia

HOME NOTIZIE Fredy Franzutti: tra Tarantismo e antropologia Il coreografo salentino, nella sua ricerca e nella sua carriera, ha da subito sviluppato un particolare interesse verso l’argomento rendendolo una materia costante del suo percorso creativo. La prima produzione di Franzutti, antecedente alla fondazione del Balletto del Sud, è lo spettacolo dal titolo All’Ombra degli Ulivi del 1994, basato sui testi di Giovanni Bernardini e tradotto coreograficamente attraverso musiche contemporanee, di compositori dell’area mediterranea, e Musiche e Canti Popolari del Salento: le registrazioni del 1977 e 1978 prodotte da Aramirè a cura di Brizio Montinaro – con il quale Franzutti collaborerà in seguito. Lo spettacolo ebbe successo e diffusione locale con numerose repliche nella Provincia di Lecce.Rina Durante, assistendo allo spettacolo, proposto dal Comune di Otranto in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria otrantina a Maria Corti (Otranto 1995), lo definisce “perfetta sintesi di tutte queste esperienze” riferendosi ai lavori di ricerca di Gino Santoro, Sandro D’Amico, Fabrizio Cruciani e Ferruccio Marotti.«All’ombra degli ulivi, è il risultato delle esperienze teatrali, musicali e antropologiche che si sono sviluppate in Puglia, e nel Salento, negli ultimi vent’anni. Il Salento, a partire dagli anni settanta, diventò l’epicento di un nuovo movimento che si definiva del Nuovo Teatro o Teatro di Ricerca, grazie all’attività dell’Istituto di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università di Lecce e di alcuni gruppi locali, come l’”Oistros”, il “Teatro Infantile di Lecce”, il “Canzoniere Grecanico Salentino”, e alla presenza a Carpignano, dell’“Odin Teatret” di Eugenio Barba.» (Rina Durante, il Quotidiano di Puglia).All’ombra degli ulivi è diventa poi una produzione della compagnia Balletto del Sud appena costituita nel 1995 e replica anche in alcuni festival e in molte stagioni estive della Provincia di Lecce per il suo carattere di diffusione e promozione del territorio. Nel 2000 il lavoro di Franzutti incrocia nuovamente il tarantismo con la sua Bella Addormentata. Affidandosi al prototesto di Giambattista Basile (a cui Perroult si ispirò per la sua versione), la fiaba viene riportata nel salentino e il fuso avvelenato viene sostituito, dal coreografo, dalla tarantola locale. La sostituzione è suggerita – e risulta pertinente – per le indicazioni che Marius Petipa (coreografo dei teatri imperiali che creò la prima coreografia nel 1890) scrisse al compositore Piotr Il’icCaikovskij chiedendo espressamente un riferimento esplicito al fenomeno del tarantismo: “vorrei che danzasse sul terreno, non più una danza eseguita ma con una vertigine di follia come se fosse punta da una tarantola! Lei finirà per cadere inanime”.“Un’idea geniale”, scrive il celebre critico Vittoria Ottolenghi sull’Espresso, dopo aver assistito a una replica, consacrando lo spettacolo a un vero successo, anche mediatico, con repliche nei più importanti festival e teatri in Italia – dalla Versiliana di Pietrasanta, a Taormina Arte, al Teatro Olimpico a Roma, o poi Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Bari, Palermo, Trieste, Venezia Padova, Genova etc. etc. – e all’estero (l’opera del Cairo inaugura la stagione con La Bella Addormentata Salentina) per un totale di 150 repliche. Alcune date sono state impreziosite dalla partecipazione del grande Lindsay Kemp nel ruolo della strega Carabosse. Tra il 2006 e 2009 lavora per alcune trasposizioni sceniche del romanzo di Maria Corti: L’ora di tutti rappresentate a Otranto. Spettacolare è l’edizione dello spettacolo del 2009 dal titolo 800 in riferimento agli Ottocento martiri, le musiche furono composte da Franco Battiato con la collaborazione di Francesco Libetta e Angelo Privitera. La produzione, un mega spettacolo – orchestra, coro, cantanti, ballerini e comparse – prodotto da Farm, aveva le scenografie, macro proiezioni, tratte dai dipinti di Nino Della Notte. Lo spettacolo dopo un ciclo di repliche nel fossato del Castello di Otranto ha poi replicato all’Auditorium della Conciliazione a Roma. Nel 2013 poi La Sagra della Primavera propone nuove possibilità di intrecci tra culture. Così il sacrificio a morte composto da Stravinskij risuona e si sovrappone all’esorcismo musicale delle tarantate, sottolineando il carattere antropologico e rituale della danza. Franzutti traspone geograficamente la vicenda nell’Italia più retriva e arcaica del Meridione, dove gli echi del rapporto con la cultura Bizantina hanno lasciato solchi ancora percepibili. Le scene sono ispirate dai dipinti di Ezechiele Leandro, artista metafisico visionario di San Cesario di Lecce. Nel finale l’eletta diviene la Tarantata, soprapponendo i cicli cinetici indicati da De Martino sulle note concitate e violente di Stravinskij. Nel 2021, con “La Luna dei Borboni”, ispirandosi all’omonimo testo di Vittorio Bodini, Franzutti utilizza come elementi ispiratori e asse della ricerca le pertinenze territoriali con il Sud, inteso come appartenenza alla Magna Grecia, rapporto con i popoli del mare, utilizzo della matrice popolare, adozione dell’argomento e del testo per una nuova narrativa coreografica. Lo spettacolo, con musiche appositamente scritte da Rocco Nigro e Giuseppe Spedicato ha avuto diverse repliche anche al Teatro Vascello di Roma. Infine, nel 2024, Jonio, Sud, Barocco spettacolo in tre quadri in cui Franzutti traduce coreograficamente un viaggio nelle visioni del Sud. È un viaggio di sovrapposizioni e dialoghi, un accostamento straniante di linguaggi, di epoche e di geoculture attraverso le diverse espressioni del Barocco: da quello di Bodini, canonico e formale, al Barocco dell’oltranza di Carmelo Bene. Nel quadro Sud Franzutti analizza e racconta il fenomeno del tarantismo attraverso gli scritti di Vittorio Bodini Barocco del Sud dove l’autore anticipa di ben nove anni la celebre spedizione nel Salento (1959) dell’équipe guidata da Ernesto De Martino. Nel 2025 nella coreografa Ekphora su musiche di Fryderyk Chopin, Franzutti costruisce una danza rituale ispirata alle Danzatrici di Ruvo di Puglia, il ciclo di affreschi del IV secolo a.C. che decorano la tomba di un guerriero. Le danze popolari e il folklore attraversano la vita di Franzutti in momenti e contesti diversi, ma con costanza. Già in età scolare, tra il 1980 e l’1984 se ne appassiona interagendo con Luigi Lezzi e Stefania Miscuglio e successivamente con Giorgio Di Lecce, con il quale studia, in alcuni seminari, i passi della pizzica pizzica, successivamente ampliati da studi e ricerche personali. Giovanissimo, nel 1986, entra a far parte della compagnia di pizzica e danze popolari diretta dal prof. Franco Tommasi, uno