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David Krakauer
"Dovrebbe essere una festa folle
e travolgente."
David Krakauer
l'artista
La musica che racconta
Considerato uno dei più grandi clarinettisti al mondo, David Krakauer è riconosciuto a livello internazionale come un innovatore fondamentale del klezmer contemporaneo e una voce autorevole nella musica classica. Ha collaborato con artisti e ensemble come Marin Alsop, la WDR Big Band, il Quartetto Emerson, Abraham Inc. (co-fondato con Fred Wesley e Socalled), Dawn Upshaw, l’Anakronic Electro Orkestra e Kathleen Tagg (pianista e co-creatrice del duo Breath & Hammer). Nel 2015 è stato candidato ai Grammy come solista con l’orchestra da camera senza direttore A Far Cry.
La discografia di Krakauer comprende alcune delle registrazioni per clarinetto più significative del nostro tempo. Tra queste: The Dreams and Prayers of Isaac the Blind (di Osvaldo Golijov con il Kronos Quartet/Nonesuch), The Twelve Tribes (Label Bleu), e Tempest Fantasy (Naxos), composizione vincitrice del Premio Pulitzer firmata da Paul Moravec. Nel 2022 ha fondato l’etichetta Table Pounding Records, con cui ha pubblicato i primi album del duo Krakauer-Tagg Breath & Hammer. Con il video designer di Los Angeles Jesse Gilbert, ha creato l’installazione concerto immersiva The Ties That Bind Us per la Pierre Boulez Saal di Berlino.
Recentemente, Krakauer ha co-composto insieme a Kathleen Tagg diverse opere di ampio respiro, tra cui una fantasia per banda sinfonica, un concerto per clarinetto commissionato dalla Santa Rosa Symphony (commissione principale), dalla Eugene Symphony e dall’Adele and John Gray Endowment Fund, e la colonna sonora del film Minyan del regista Eric Steel. Tra i progetti più recenti anche Krakauer & Tagg’s Good Vibes Explosion, un vivace lavoro trasversale tra generi, pubblicato nel 2022.
Dal klezmer alla pizzica
“Man mano che approfondisco lo stile della pizzica, noto similitudini nelle scale e in alcune strutture melodiche. Esiste un filone del klezmer che proviene essenzialmente dalla Romania, ma con una fortissima influenza turca. Penso che proprio lì emergano dei parallelismi evidenti. Inoltre, la pizzica è uno stile musicale estremamente diretto, viscerale, autentico. E credo che ascoltando le vecchie registrazioni del klezmer degli anni ’20 si possano cogliere molte somiglianze con i materiali raccolti da Alan Lomax e Diego Carpitella negli anni ’50: sono tutte espressioni immediate, vibranti, di emozioni pure“.
Autenticità e sperimentazione
“È sempre stata questa la sfida che ho cercato di affrontare lavorando con la musica klezmer dell’Europa orientale: mantenere il cuore, l’essenza profonda della musica, e al tempo stesso aggiungere il mio tocco personale, aprirmi a influenze diverse come il jazz, il funk, l’hip-hop. Per me è fondamentale che il pubblico, fin dal primo ascolto, riconosca la pizzica, riconosca la musica del Sud Italia, del Salento. Non deve sembrare un collage o un’imitazione, ma deve emergere con chiarezza la sostanza di quella tradizione, anche se arricchita da qualcosa di nuovo, di diverso”.










