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Introduzione al tarantismo
il fenomeno del tarantismo
Laboratorio di ricerca
e riflessione
“Il fenomeno del tarantismo in Puglia ha una durata plurisecolare; la prima testimonianza che ne abbiamo, peraltro molto articolata, risale alla metà del XIV secolo; per la precisione è contenuta in una rubrica del Sertum papale de venenis redatto da Guglielmo De Marra, specificamente dedicata agli effetti del morso della tarantola e ai relativi rimedi, tra i quali si segnala l’uso locale di far danzare e allietare con la musica chi ne sia stato vittima, previa un’esplorazione con gli strumenti, procedente per tentativi, che individui il suono simile a quello emesso dall’animale al momento del morso. Nella stessa fonte troviamo già l’associazione tra Taranto e la tarantola, che trarrebbe il nome dalla città ionica”.
Questa riflessione di Eugenio Imbriani (E. Imbriani, La ricerca sul tarantismo di Ernesto de Martino in Musiche tradizionali del Salento-Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959,1960), cura e testi critici di Maurizio Agamennone, Roma, Accademia Nazionale di Santa cecilia–Squilibri, 2005; pp. 133-145) dà conto della profondità storica del fenomeno del tarantismo e del rituale musicale ad esso associato.
identitÀ
La pizzica salentina
Ma come definire, musicalmente, l’identità della pizzica salentina, cioè della musica nata anche come reazione al pizzico, al morso, della Lycosa tarantula, il ragno appartenente alla famiglia Lycosidae, noto come tarantola?
La prima traccia scritta riporta alla metà del 1600, quando il gesuita Athanasius Kircher nella Magnes sive de arte magnetica (1641)pubblica la trascrizione di alcune Clausole Harmoniche usate per motivi terapeutici a cui attribuisce la qualifica di “Tarantella” e nella Musurgia unviersalis, sive Ars Magna Consoni et Dissoni (Roma, 1650) dove in una partitura a tre parti indica una melodia che definisce Antidotum tarantulae. Un antidoto ritenuto in grado di placare il ritmo pulsante che, al contrario, contraddistingue la pizzica. In queste come nelle altre fonti musicali scritte successive (sette-ottocentesche) sono state rintracciate possibili parentele con i repertori di tradizione orale documentati nel XX secolo (come testimoniano le ricerche di Francesco Attanasi), ma è anche significativo che esse stesse siano state recuperate e riadattate nella tradizione attualmente vivente, creando un virtuoso rapporto tra la ricerca musicologica e la prassi musicale.
Athanasius Kircher
gli strumenti
Melodia e ritmo della pizzica
Diversi sono gli strumenti musicali indicati per la realizzazione delle melodie, iterative e microvariate, indicati anche nelle descrizioni storiche. Tra questi il violino che con l’organetto è stato documentato anche nelle registrazioni del XX secolo. Ma lo strumento che dal XVI secolo in poi è considerato primo e indispensabile è il tamburello, associato ad una voce.
La dimensione orizzontale della melodia vocale si unisce all’irruenza del ritmo dello strumento e all’irrompere della danza. «Il tratto caratteristico iniziale della pizzica è connotato dalla grande energia della “botta” (il colpo forte in battere, al centro della membrana del tamburello) e dalla marcata presenza sonora dei sonagli (“li rami”) disposti sulla cornice dello strumento; nella prevalenza di ritmi ternari; nell’accompagnamento del canto con il battito delle mani per l’esecuzione di lunghe sequenze melodiche: il disegno della pizzica battuto sul tamburo, un motore ritmico irresistibile, che, evidentemente, consente di captare, accogliere, assimilare profili melodici dalle origini disparate.
In gran parte della documentazione conservata, la coerente marcatura del ritmo strumentale sia determinata senz’altro dall’avvio della convinta e sicura percussione sul tamburello» (M. Agamennone). I tamburelli possono avere dimensioni ampie, con diametro fino a 35/40 centimetri, che consentono una iniziale “botta” imperiosa, e la loro azione trascina gli altri strumenti principali, in particolare violino e organetto, ritmicamente sincronizzati nelle variazioni dell’intensità e complici nel provocare una potente stimolazione, una sovraeccitazione sensoriale che induce il movimento corporeo.
magia e religione
La tipicità del tarantismo
Altre caratteristiche musicali tipiche si possono individuare nelle «curve diverse di energia nella musica (crescendo, diminuendo), l’accelerazione della “botta” sul tamburello, la sincronizzazione ritmica fra violino e tamburello nel crescendo di intensità; il ricorso costante al tremolo nel registro acuto, lo “scivolo” frequente di un tremolo progressivamente sempre più stretto verso un vibrato largo, nonché l’uso di glissandi e portamenti ascendenti nel registro acuto, chiusi da vibrato intenso, traccia di una possibile tensione verso quella sovrastimolazione sensoriale (n questo caso, attinta mediante l’insistita esplorazione di un registro strumentale estremo) che risulta frequente in molti dispositivi di cura o trattamento di stati non ordinari di coscienza» (M. Agamennone).
Le prime importanti registrazioni sonore di cui disponiamo, effettuate negli anni Cinquanta del Novecento da Alan Lomax, Ernesto De Martino e Diego Carpitella–documento sonoro imprescindibile e fondativo di un’attitudine di studio scientifica capace di definire la specificità della pizzica salentina–testimoniano numerose varianti, in diverse tonalità, e, talvolta, nella presenza di più calmi ritmi binari; tra le altre, si possono citare le cosiddette: pizzica tarantata maggiore, pizzica tarantata sorda, pizzica tarantata minore. Il mondo contadino e rurale e i rituali ad esso connessi, esistenti al tempo di quelle registrazioni, oggi sono scomparsi. La pizzica salentina non cura più il veleno iniettato da un ragno forse più immaginario che reale, non esprime più una dimensione magico-religiosa legata a condizioni di vita di cui si occupano le scienze storiche e sociologiche. Rimane però inalterato il potere attrattivo–fisico, sensibile–che la sua riconoscibile identità musicale continua ad esercitare, inducendo da alcuni anni un fenomeno imponente, che ha coinvolto operatori politici, esecutori di musica popolare, ricercatori, con l’intenzione di sostenere la ‘tipicità’ del tarantismo, la dimensione liberatoria della pìzzica, intesa come espressione dell’identità salentina.