Musica

icona LOGO TARANTA

etimologia

Tarantelle e pizziche

I due termini – il secondo definisce localmente la danza salentina, così popolare nel XXI secolo – rimandano etimologicamente entrambi al contesto cerimoniale e terapeutico del tarantismo o tarantolismo. La danza che fa esplicito riferimento al “morso” (pizzico) della tarantola è stata nel tempo ampiamente usata anche in contesti non terapeutici: attualmente, dopo la scomparsa del tarantismo nel Salento come altrove, continua a essere danzata e a modificarsi nello stile e nei significati.

gli strumenti della pizzica - foto di luigi chiriatti

Foto di Luigi Chiriatti
icona LOGO TARANTA

la musica terapeutica

Dai documenti antichi alla tradizione orale

Nelle prime descrizioni, riconducibili al tardo Medio Evo, concernenti le musiche usate per stimolare alla danza le persone affette dai malesseri attribuiti al veleno di ragni (estraneità al mondo familiare e sociale, immobilismo, motorietà incontrollata), sono enumerati diversi strumenti e indicate alcune melodie in voga, che venivano proposte dai musicisti ai malati; tuttavia, è nel trattato Centum Historiae del 1621 che una danza chiamata tarantella è esplicitamente citata dal medico Epifanio Ferdinando a proposito di un caso di terapia nel quale il paziente era particolarmente attratto da un ballo con questo nome, evidentemente già noto. Qualche anno dopo il gesuita Athanasius Kircher nel volume Magnes sive de arte magnetica (1641) pubblica la trascrizione di alcune Clausole Harmoniche usate per motivi terapeutici cui attribuisce la qualifica di “Tarantella”.

Il termine pizzica – cui si affianca l’espressione pizzica pizzica – sembrerebbe successivo. Nelle fonti scritte è attestato alla fine del XVIII secolo, in ambiente sia aristocratico sia popolare, e non solamente in connessione con la cura.

Quando alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo Diego Carpitella registrò i repertori musicali salentini nel corso delle sue ricerche con Alan Lomax (1954) e con l’equipe di Ernesto de Martino (1959 e 1960), la danza era usata sia in contesto terapeutico, sia per l’intrattenimento nella festa (Agamennone, 2005, 2018). Era detta pizzica e Luigi Stìfani, il barbiere violinista che con la sua piccola orchestra (violino, organetto, chitarra, tamburello) collaborò con Carpitella e con ricercatori successivi, definiva pizzica tarantata quella destinata alla cura, e pizzica pizzica la danza di intrattenimento. Come afferma Maurizio Agamennone (2005), nella prima è evidente una variabilità ritmica e melodica condizionata dai comportamenti dei malati ai quali i musicisti dovevano adattarsi, mentre nella seconda si nota una maggiore stabilità formale e metro-ritmica.

Anche dal punto di vista coreutico i due tipi di pizzica erano diversi: la danza dei tarantati era individuale, pur se sostenuta con premura dal gruppo dei familiari, mentre nella pizzica di intrattenimento coppie di ballerini si alternano in uno spazio circolare delimitato da una ronda di partecipanti: si tratta dunque di un evento di forte socializzazione.

icona LOGO TARANTA

repertorio

Strumenti, ritmi e melodie

icona LOGO TARANTA

ritmo

1. Il ritmo eseguito sul tamburello.

È contraddistinto dall’alternarsi dei colpi sulla pelle, in particolare la botta a mano piena, con la vibrazione dei sonagli, i rami. Il metro in 4 tempi può avere suddivisione ternaria o binaria. Lo strumento è attestato in molte fonti scritte ed era considerato essenziale per la terapia: Maurizio Agamennone definisce la pizzica eseguita con solo voce e tamburello il “grado minimo” per l’espletamento della terapia. Nelle registrazioni di Carpitella il tamburello era suonato prevalentemente da donne, maestre nella cura. Nel revival della pizzica degli anni Novanta sono prevalenti i suonatori maschi e lo strumento è stato caricato di una potente simbologia identitaria.

icona LOGO TARANTA

melodia

2. Le “melodie” cantate o realizzate con strumenti vari, a fiato o corde.

Dallo spoglio comparativo delle fonti realizzato da Francesco Attanasi (2007), emerge come il violino sia ricorrente nella terapia salentina a partire dalla fine del XVII secolo. Pure, si rileva come i suonatori abbiano avuto a disposizione diverse melodie, “in voga” ai loro tempi. Nelle trascrizioni pubblicate da Athanasius Kircher e in fonti successive (sette-ottocentesche), Francesco Attanasi ha rilevato possibili parentele con i repertori di tradizione orale documentati nel XX secolo. È anche significativo che esse siano state recuperate e riadattate nella tradizione attualmente vivente. Le melodie più utilizzate attualmente sono comunque derivate dal repertorio di Stìfani e di musicisti a lui coevi.

icona LOGO TARANTA

accompagnamento

3. L’accompagnamento contrappuntistico o armonico di strumenti secondari.

Tra questi prevalgono la chitarra e, dal XX secolo, l’organetto: entrambi sono presenti nell’orchestrina di Stìfani e ancora ampiamente utilizzati, oggi.

icona LOGO TARANTA

testo

4. Il testo dei canti.

Pur nella varietà e anche estemporaneità dei temi, sono caratteristici del repertorio terapeutico le invocazioni a San Paolo e i riferimenti al pizzico del ragno.

Testi citati

Agamennone, Maurizio (a cura di), 2005, Musiche tradizionali del Salento – Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959,1960), con 2 CD allegati, Roma, Squilibri.

Agamennone, Maurizio, 2018, “Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)”, con 3 CD allegati, Roma, Squilibri,

Attanasi, Francesco, 2007 La musica nel tarantismo. Le fonti storiche, Pisa, Edizioni ETS.

Carpitella, Diego, 1961, L’esorcismo coreutico-musicale del tarantismo, in Ernesto De Martino, La terra del Rimorso, Milano, Il Saggiatore, pp. 335-372.