icona LOGO TARANTA

espressività

La danza

È  definita dagli etnocoreologi come parte della larga famiglia delle tarantelle del sud Italia e precisamente della variante apulico-lucana (Giuseppe Gala 2007). Il passo, aderente al terreno e talvolta saltato in base anche dell’età del danzatore, è caratterizzato dall’appoggio sulla punta del piede. Le movenze dei tarantati nelle fasi iniziali contemplavano movimenti a terra o da seduti: l’assestarsi in movenze regolari in piedi era l’indice del superamento della crisi (Carpitella 1961). Nella danza d’intrattenimento la coppia di ballerini ha a disposizione diverse figure, talvolta di antagonismo (come è anche nella locale pizzica a scherma), ma più frequentemente di corteggiamento. L’erotismo e gli atteggiamenti seduttivi sono diventati assai più espliciti nel revival del XXI secolo.

Le scuole di pizzica, sia danzata che suonata, l’esperienza ormai quasi trentennale del Festival La Notte della Taranta con la sua orchestra e l’apertura agli stimoli di musicisti esterni hanno contribuito alla nascita di forme e possibilità interpretative musicali e coreutiche totalmente nuove e in fibrillante continua rielaborazione (Flavia Gervasi 2017, 2023).

Testi citati

Carpitella, Diego, 1961, L’esorcismo coreutico-musicale del tarantismo, in Ernesto De Martino, La terra del Rimorso, Milano, Il Saggiatore, pp. 335-372.

Gala, Giuseppe Michele, 2007,  Sonu, Saltu, Cantu, Coloribus – Balli tradizionali in Puglia, in “Il folklore d’Italia”, n. 2 La Puglia, 2007, pp. 10-43.

Gervasi, Flavia, 2017, La Notte della Taranta come mondo dell’arte. Vent’anni del Concertone di Melpignano: una riflessione sugli sviluppi di un progetto politico e culturale, in “Giornale della Musica”, 4 settembre 2017 (ed. on line).

Gervasi, Flavia e Caroline Marcoux-Gendrone (a cura di), 2023, Les Festivals de musiques du monde. Regards comparés sur trois étude de case en France, en Italie et au Québec, P.U.M, Montréal, P.U.M.