Dal Salento ad Aquileia

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il progetto

Dal Salento ad Aquileia nasce dal protocollo d’intesa tra Regione Puglia e Regione Friuli-Venezia Giulia e coinvolge la Fondazione La Notte della Taranta, la Fondazione Aquileia e l’Unione dei Gruppi Folcloristici del Friuli-Venezia Giulia. Il punto di partenza sono due patrimoni coreutico-musicali, la pizzica-pizzica e la furlana. Da qui il progetto apre una riflessione sul modo in cui le tradizioni vengono documentate, trasmesse, interpretate e valorizzate nei territori.

La domanda di ricerca riguarda le condizioni che permettono di studiare un patrimonio immateriale tenendolo legato ai contesti che lo producono e lo trasformano. Cosa possiamo considerare fonte quando lavoriamo su pratiche vive? Accanto ai documenti scritti e musicali entrano in gioco i corpi, i gesti, le memorie, le forme di apprendimento, la vita associativa e i modi in cui una tradizione viene rappresentata in pubblico. E ancora: come distinguere rito, danza, trasmissione sociale, ricostruzione folklorica, spettacolo e patrimonializzazione senza isolarli artificialmente l’uno dall’altro?

Il lavoro tocca materiali e livelli diversi: fonti storiche, repertori musicali, pratiche coreutiche, testimonianze, archivi, memorie locali, esperienze associative e forme contemporanee di mediazione culturale. Per tenerli insieme serve un lavoro metodologico preliminare, che guardi a ciò che viene trasmesso e insieme a chi lo trasmette, chi lo seleziona, chi lo rappresenta e con quali scopi. La tradizione è intesa qui come un processo storico e sociale che cambia nel tempo, assume nuove funzioni e risponde a bisogni culturali, identitari e territoriali.

Anche le ipotesi storiografiche presenti nel dibattito scientifico, comprese quelle sul cristianesimo aquileiese e sui possibili legami di lunga durata tra pratiche religiose e forme coreutico-musicali, vengono trattate come piste di lavoro da verificare con spirito critico. L’obiettivo è costruire uno stato dell’arte sulle fonti disponibili, sulle pratiche documentate, sugli archivi esistenti e sui modelli di tutela e valorizzazione adottati nei territori coinvolti.

Il percorso prevede due momenti di restituzione pubblica, pensati per far dialogare ricerca scientifica, attenzione ai contesti locali e riflessione sulle politiche del patrimonio immateriale. Al centro resta una domanda: in che modo le tradizioni continuano a essere usate, raccontate, trasformate e rifunzionalizzate oggi.

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Domande di ricerca

Il progetto Dal Salento ad Aquileia nasce da una serie di domande che attraversano il rapporto tra patrimonio immateriale, fonti storiche e pratiche contemporanee di trasmissione culturale.

  • In che modo è possibile mettere in relazione fonti documentarie, pratiche coreutiche, repertori musicali, memorie locali e tradizioni vive senza sovrapporre livelli storici e culturali differenti?
  • Quali criteri permettono di distinguere rito, danza sociale, ricostruzione folklorica, spettacolarizzazione e patrimonializzazione contemporanea?
  • Fino a che punto le pratiche performative possono essere considerate archivi della memoria storica?
  • Come si trasformano le tradizioni nel momento in cui vengono trasmesse, rappresentate, istituzionalizzate o utilizzate come strumenti di costruzione identitaria?
  • Quale ruolo svolgono associazioni, gruppi folkloristici, istituzioni culturali e comunità locali nella selezione e nella ridefinizione dei patrimoni, con particolare riferimento ai due sistemi territoriali presi in considerazione nel progetto?
  • In che modo i diversi contesti territoriali, politici e archivistici influenzano le possibilità di studio, tutela e valorizzazione delle pratiche culturali?
  • È possibile costruire un dialogo scientificamente fondato tra patrimoni coreutico-musicali differenti senza ridurli a un’origine comune o a una genealogia lineare?
  • Quali limiti metodologici emergono quando l’indagine storica incontra tradizioni ancora vive e continuamente trasformate nel presente?
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comitato scientifico

Alessio Screm è dottore internazionale di ricerca in musicologia, con una seconda laurea magistrale in Culture et médiation des arts du spectacle conseguita all’Université François Rabelais de Tours, ed in corso di tesi per una terza laurea magistrale in Economia e Gestione delle Attività Culturali all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Docente, saggista, divulgatore cultuale, direttore artistico di festival e rassegne, ha all’attivo diverse pubblicazioni musicologiche e svolge attività giornalistica per diverse testate di settore, anche come autore e conduttore Rai.
È autore e regista di documentari dedicati all’iconografia musicale, curatore del Museo Luigi Garzoni di Adorgnano e collaboratore delle case museo La Mozartina 1 e 2.
Tra le pubblicazioni più significative si ricorda: 
Rock history. Dalla tradizione all’underground (Nota 2026), Cjants d’Incjaroi. Antologia di canti popolari della Val d’Incarojo (Nota 2024), Pakai.Il trio che si è fatto in quattro (Nota 2023); I disegni della musica in Carnia / Bilder der Musik in der Carnia, finanziato dall’Unione Europea, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per il Programma Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020, Chopin, il poeta al pianoforte (Audax 2010) e Giovanni Battista Cossetti e la riforma della musica sacra in Friuli tra Ottocento e Novecento (Forum 2015), lavoro che rappresenta l’opera critica più esaustiva sul compositore da lui riscoperto.

Fanny Bortone è dottoranda nel Dottorato di Interesse Nazionale in Regulation, Management and Law of Public Sector Organizations (curriculum Governance territoriale e programmazione dello sviluppo) presso l’Università del Salento, con borsa cofinanziata dalla Società Geografica Italiana.
La sua attività di ricerca si concentra sui modelli di governance place-based applicati ai processi di patrimonializzazione dei sedimenti immateriali nei contesti territoriali periferici, con particolare attenzione ai comuni “satellite” del Salento. All’interno di questo ambito, si occupa del rapporto tra patrimonio culturale immateriale, comunità locali e pratiche di attivazione territoriale, indagando le modalità attraverso cui si costruiscono forme di tutela, riconoscimento e valorizzazione dal basso.
Parallelamente, sviluppa linee di ricerca dedicate alle geografie della memoria, agli immaginari mediterranei e alle pratiche di mobilitazione socio-ecologica, con un interesse specifico per l’ecocritica e per le forme di rappresentazione dei conflitti e delle trasformazioni socio-spaziali.

Un aspetto qualificante del suo percorso di ricerca è l’attenzione ai linguaggi visuali e narrativi assunti non soltanto come oggetti di analisi, ma anche come strumenti di lettura critica e di attivazione di processi collettivi di consapevolezza territoriale. Svolge attività di ricerca presso la Fondazione La Notte della Taranta, dove lavora sui rapporti tra produzione culturale, trasmissione del patrimonio immateriale e pratiche di territorio.

Coreografo italiano, nel 1995 fonda il Balletto del Sud, compagnia che dirige e per la quale ha creato un repertorio di 54 opere. Ha firmato coreografie per il Teatro Bol'šoj di Mosca, il Teatro dell'Opera di Roma (sei produzioni su invito di Carla Fracci), il Teatro dell'Opera di Sofia (dove è stato coreografo residente dal 2019 al 2021), l'Accademia della Scala, le Opere di Montecarlo, Bilbao, Tirana e Magdeburg, e per programmi Rai, tra cui il Concerto di Capodanno 2004 dalla Fenice di Venezia. Ha curato le danze di numerose produzioni liriche in Italia e all'estero, tra cui quelle del Rossini Opera Festival e delle Terme di Caracalla. Le sue coreografie sono state interpretate da Carla Fracci, Lindsay Kemp e Vladimir Vassiliev. È anche autore e regista: ha diretto, tra gli altri, il cortometraggio Se questo è un uomo con Michele Placido e La Sonnambula a La Coruña. Dal 2025 è coreografo e responsabile della compagnia di danza popolare della Fondazione La Notte della Taranta.

Luisa Cossio è laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari presso l’Università degli Studi di Udine e dal 2005 si occupa di verifica packaging presso la Quality Food Group S.p.A.- Società Benefit. Parallelamente ha sviluppato una qualificata competenza nel settore della danza folcloristica, conseguendo attestati di formazione e i Certificati Internazionali di Insegnante di danza folcloristica e Cinetografia, rilasciati dal CID-UNESCO. Attiva dal 1994 nel gruppo folcloristico “Danzerini Udinesi”, ha ricoperto diversi incarichi fra cui la direzione artistica del sodalizio e del festival “Danzando tra i popoli...”, contribuendo anche alla formazione del gruppo dei “Piccoli Danzerini Udinesi”. Collabora con scuole, enti locali e associazioni culturali, curando progetti educativi ed iniziative di valorizzazione della danza, della cultura friulana e delle tradizioni popolari in chiave formativa e comunitaria.

Antropologo visuale per formazione, si divide fra l’attività di editore e produttore (teatrale, discografico, musicale) e quella di ricerca nel campo della tradizione orale, applicata anche alla contemporaneità dei nuovi linguaggi in rete. Insegna Antropologia culturale e antropologia teatrale alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine. È detentore di uno dei più ragguardevoli archivi privati italiani di storia e tradizione orale (oltre 12.000 ore di registrazione audio e audiovisive). Opera con proprio marchio editoriale (NOTA) che vanta un catalogo di oltre 800 titoli pubblicati.

Placida “Dina” Staro è etnomusicologa, etnocoreologa, violinista e cantante dei Suonatori della Valle del Savena. Già insegnante di Educazione Musicale, ha insegnato drammatizzazione e Antropologia Gestuale e ha lavorato come coreografa. Oggi è ricercatrice indipendente, attivista culturale, direttrice artistica di rassegne e festival, curatrice di collane editoriali e direttrice del Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara di Monghidoro (BO), dove risiede. Le sue ricerche si concentrano sugli aspetti trasformativi, educativi e formali delle componenti non verbali delle culture simboliche immateriali. Ricercatrice e documentatrice instancabile di repertori di canto, musica e danza, ha pubblicato numerosi testi, saggi teorici innovativi e studi etnografici dedicati alla danza e alle musiche tradizionali, e tiene seminari di antropologia della danza e della musica in Italia e all’estero. Membro dell’International Council for Traditional Music dal 1986, dal 2013 è stata vice-chair dello Study Group on Ethnochoreology e dal 2022 ne è chair.

Gabriele Pelizzari è professore associato di Letteratura cristiana antica presso il Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici dell'Università degli Studi di Milano, dove insegna Filologia ed esegesi del Nuovo Testamento. Allievo di Remo Cacitti, ha conseguito il dottorato in Storia del cristianesimo e delle Chiese. Le sue ricerche riguardano il rapporto tra letteratura e iconografia nelle origini cristiane, la formazione del Nuovo Testamento, la storia dell'esegesi antica e la tradizione paleocristiana aquileiese. Tra le sue pubblicazioni, il volume L'iconografia cristiana delle origini come storia dell'esegesi. Un'ermeneutica codificata (Paoline, 2022). Dirige per le Edizioni Paoline la collana Letture cristiane del primo millennio.

Foto di Daniela Castaldo presidente del comitato scientifico ndt

Daniela Castaldo - Presidente Dopo un percorso di studi classici (Laurea in lettere classiche presso l’Università degli studi di Bologna, 1989) e musicali (Diploma di pianoforte, 1987), ha conseguito il dottorato in archeologia classica presso l’Università di Losanna (2000). È presidente di MOISA - The International Society for the Study of Greek and Roman Music and its Cultural Heritage e co - direttrice scientifica di DEUMM Online. Dal 1995 al 2001 è stata docente a contratto per il corso di Iconografia musicale presso L’Università di Bologna, sede di Ravenna. Dal 2002 insegna all'Università del Salento dove attualmente è professore ordinario di Musicologia e storia della musica. I suoi temi di ricerca riguardano la musica nell’Antichità classica, soprattutto secondo una prospettiva iconografica e archeologica; l’iconografia musicale e la ricezione dei temi figurativi classici in età rinascimentale e nell’Inghilterra vittoriana; la storiografia della musica per film.

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Una ricerca sulle radici delle danze popolari tra Friuli Venezia Giulia e Puglia

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Danza e Rito. Tra sacro e profano, pratiche rituali e forme del patrimonio
Convegno di studi

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