Fanny Bortone
Il laboratorio di idee ospitato ad Aquileia rappresenta la prima occasione di restituzione pubblica del progetto Dal Salento ad Aquileia, nato nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione Puglia e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, e consente di presentare in forma aperta una parte del lavoro preliminare svolto dal comitato scientifico.
Scopo dell’incontro è dedicare tempo e spazio a un lavoro di chiarificazione che renda esplicite le domande di ricerca, verifichi gli strumenti disponibili e metta a fuoco i limiti e le possibilità del confronto avviato, rinviando a una fase successiva la presentazione dei risultati.
La questione oltrepassa la semplice comparazione di due tradizioni coreutico-musicali e la loro eventuale rivitalizzazione, poiché il progetto si propone di interrogare tali tradizioni sul piano storico e, in modo particolare, su quello metodologico, senza ricondurle a un quadro unitario. Il lavoro si misura infatti con materiali e livelli eterogenei, che comprendono fonti scritte, repertori musicali, pratiche coreutiche, tradizioni culturali, memorie locali e forme di trasmissione sociale, e che rispondono a regimi di evidenza differenti.
Da questa eterogeneità discende un’esigenza di ordine metodologico, che riguarda anzitutto le condizioni alle quali le fonti storiche possono essere messe in relazione con i rispettivi patrimoni immateriali. Appare altrettanto necessario distinguere la dimensione rituale dalla pratica performativa, dalle ricostruzioni folcloriche e dai processi di patrimonializzazione e di trasmissione, in modo da valutare entro quali limiti le tradizioni popolari possano essere considerate archivi della memoria storica.
In questa prospettiva il progetto muove da alcune ipotesi già presenti nel dibattito scientifico, in particolare da quelle formulate da Gilberto Pressacco, che vengono assunte come uno dei terreni sui quali mettere alla prova le interpretazioni possibili e che il lavoro non si incarica di confermare. Il senso dell’incontro risiede pertanto nella verifica delle condizioni di legittimità di un confronto tra oggetti culturali fortemente differenti e tra territori stratificati, di transito e periferici, nei quali la questione delle minoranze interne assume un rilievo specifico, mentre la ricostruzione di una genealogia comune e l’anticipazione di sintesi restano estranee agli obiettivi di questa fase. Sotto questo profilo la costruzione stessa del laboratorio costituisce parte integrante del lavoro critico che il progetto intende portare avanti.
Il comitato scientifico ha scelto di organizzare gli interventi come piani di dialogo destinati a intersecarsi, che toccano la questione storiografica e documentaria, l’approccio alle forme musicali, le pratiche coreutiche, i processi di trasmissione, il ruolo delle associazioni e i rischi connessi alle operazioni di ricostruzione e di folclorizzazione.
Un primo esito auspicabile è la definizione di uno stato dell’arte condiviso almeno nei suoi termini essenziali, che dia conto delle fonti effettivamente disponibili, delle pratiche documentate, dei percorsi di ricerca già avviati e delle differenze che separano il contesto salentino da quello friulano anche sul piano archivistico, istituzionale e politico, con particolare riguardo alle condizioni di accesso e di studio delle fonti. Il confronto permette così di rilevare analogie e scarti tra le due tradizioni e, insieme, di comprendere le condizioni nelle quali esse sono state studiate, trasmesse, riconosciute e trasformate; per questa ragione anche i modelli di governance del patrimonio entrano a pieno titolo nella discussione scientifica.
Gli sviluppi successivi del progetto si fonderanno sulla chiarificazione preliminare condotta in questa sede, e al laboratorio spetta il compito, semplice e al tempo stesso necessario, di aprire questioni e di avviare l’esplorazione di terreni ancora poco indagati.
La prima sessione è dedicata alle ipotesi e alle prospettive della ricerca. La tavola rotonda è articolata in modo da far emergere progressivamente i diversi livelli della discussione, a partire da un inquadramento storiografico del rapporto tra storia e tradizioni, cui seguono la questione delle fonti musicali e delle definizioni della furlana, una lettura critica dei processi di ricostruzione e di folclorizzazione, l’esame del ruolo delle associazioni nella trasmissione contemporanea e la prospettiva etnomusicologica sui moduli simbolici e rappresentativi delle furlane, fino al tema delle trasformazioni coreutiche della pizzica e del loro riflesso nei mezzi di comunicazione e nelle attuali forme di trasmissione.
L’obiettivo della sessione consiste nel verificare in che modo ciascun contributo si confronti con il problema scientifico comune, osservando quali mutamenti di prospettiva intervengano quando le tradizioni vengono esaminate a partire dalle fonti storiche, dall’analisi etnomusicologica, dalla pratica coreutica o dai processi di mediazione culturale, e quali punti di contatto e di frizione emergano dall’incrocio tra questi livelli.